Lettera di apertura alla Premiazione “Il Formellante 2025”

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Alle ragazze e ragazzi della Scuola Secondaria di I grado R. Rossellini

a cura di
Emanuela Gizzi

 

“Mi sono sentita molto protetta dalle ragazze e dai ragazzi. Protetta dai loro sguardi che guardano con ingenuità alla vita. Protetta dai loro pensieri, così semplici eppure tanto veri, adulti.
Io mi sono sentita in un limbo, cullata dalle loro mani dalla loro freschezza.
Mi sono sentita così protetta, solo alla loro età, quando avevo le stesse paure e felicità.
Quando non conoscevo ancora i drammi della vita.

lettera-ai-partecipanti-al-concorso-il-formellante-2025Perciò questo è un grazie.
Grazie di avermi regalato una culla in cui stare, per esservi messi in gioco, e per avermi permesso di fare questo pezzettino di strada insieme.
Vi ho chiesto cosa fosse per voi la poesia e mi avete dato tutti, o quasi, la stessa risposta: che siete riusciti a dire quel pensiero solo vostro ad alta voce, che vi siete liberati di un macigno, un dolore, che avete confessato a voi stessi qualcosa che non riuscivate a pronunciare.
La poesia vi ha aperto una porta. Ma la poesia non è solo una porta e non è fuori, ma dentro.

Vi dico cosa è per me la poesia.
La parte più tenera di noi, quella più spensierata, temuta, proprio perché così sottile.
Abbiamo paura di esporci, di scoprire quel lato così affettuoso di noi, perché pensiamo di diventare i facili bersagli di chi è abituato a deridere gli altri.
Ma secondo voi è giusto sopprimere l’unica parte di noi che ci rende autentici e unici?
Prendete la poesia come un regno, come se foste i sovrani di quel regno.
Abbandonereste mai il vostro regno?
Io l’avevo abbandonato anni fa. Quando, come voi, mi sentivo sempre osservata con un sorrisetto. Perché essere gentili non è di moda, essere poeti non è di moda, e perché dire ciò che si pensa non è affatto di moda.

Ma se pure voi abbandonerete il vostro regno, sappiate che lui non vi abbandonerà. Che vi verrà a cercare più avanti. La poesia non vi lascia se gli aprite uno spiraglio. E poi però va coltivata, non lasciatela lì come un ramo secco. Bisogna leggerla e scriverla.
Sentirla nel profondo.
Nessuno vi può portare via nulla se non glielo permettete.
Combattete sempre per le vostre idee, sappiate essere gentili, onesti e coraggiosi. Sbagliate, ma fatelo per formarvi una coscienza, per poter riconoscere uno sbaglio il giorno dopo.

Quando vi ho incontrati la prima volta, voi e tutti i vostri compagni, non eravate per niente sicuri che avreste davvero scritto una poesia.
Ho visto panico nei vostri occhi e poi vi ho visto dilagare sul foglio, come se quel gesto inusuale non fosse poi così impossibile.
Ecco, quando avrete delle cose belle da dire, e anche quando avrete delle cose brutte da dire, prendete un foglio e scrivete la vostra poesia.
Vi auguro di trovare la strada della felicità e della bellezza e che il loro rumore vi sproni sempre a migliorarvi.

Vi auguro di essere future belle penne domani”.

La vostra “prof
Emanuela Gizzi

 

 

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