
Non mi muovo come si muovono tutti. Ho un tempo lento. Le persone intorno a me invece sfilano fugaci, le avverto come scie, fantasmi, aloni.
Mi chiedo se vedono, e cosa vedono. O se vedono distrattamente.
Io sono trattenuta dai personaggi di Munch, dalle loro storie, dai loro corpi molli, tristi, addolorati. È come se le braccia scarne e i capelli modulati di queste creature mi raggiungessero e mi circuissero, senza violenza, fluidi, i gesti audaci di un corteggiamento.
E poi immagino sempre loro: i ciechi. Che non possono vedere. Che si perdono queste emozioni e molte altre, e che non possono vivere un’esperienza pari alla mia.
>> Premio Barnaba 2025 – 2026
