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Rachele Babi: una piccola portavoce delle donne

Ha solo dodici anni la ragazzina che ha vinto la Menzione "8 Marzo" al Concorso di Poesia "Il Formellante" ma ha coraggio da vendere e grande altruismo

di Emanuela Gizzi
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Rachele Babi è la studentessa della Scuola Superiore di I grado R. Rossellini che ha ricevuto la Menzione “8 Marzo”, un premio fuori concorso che si è guadagnata con la poesia “Amami”.
Un tema quello dell’amore che la sua autrice ha affrontato anche nella Masterclass sulla Poesia con un testo in prosa “Ci sarà sempre una luce” e, in qualche modo, anche nella poesia destinata al concorso “ Sentirsi soli”.

INTERVISTA A RACHELE BABI

Rachele Babi è una ragazzina fragile ma coraggiosa, nelle parole che adopera c’è la sua verità, il suo essere bambina ma anche adulta.
Ha tanti valori positivi che mette al servizio degli altri, perché mi dice “voglio dare loro felicità”.
Altruista, tenace, con una buona dialettica e una bella parlantina è anche una solitaria: l’inverno le piace passare le giornate in casa. E poi tra la scuola, lo studio e le lezioni di Hip Hop le resterebbe comunque poco tempo per uscire.

Ma Rachele in casa non si annoia certo.

Io leggo tantissimo. Sono una lettrice sfegatata. E’ facile che se mi dici di leggere un libro io lo abbia già letto. Tanti dicono che leggere non è bello. Io però penso che se non hai mai provato a leggere come fai a saperlo? E lo dico perché io ero così prima. Pensavo che i libri fossero inutili. Invece oggi ho una libreria pienissima di libri.
I libri ti fanno vivere altre realtà e altre mille vite. Quando leggi, sai di stare leggendo, ma l’immaginazione ti trasporta lo stesso da un’altra parte.
Del libro che leggo devo prima capire la vita dei personaggi. Sono i personaggi che mi fanno innamorare del libro e anche la storia in sé.
Mi piacciono i libri in cui ci sono storie di adolescenti come me, in cui si parla di temi che affrontiamo tutti i giorni, che fanno parte della nostra vita come il bullismo, l’autolesionismo, la violenza sulle donne.
Nei libri trovo tanti spunti, mi immedesimo molto. Si fanno dei viaggi mentali.
Leggo il romance, i classici, mi è piaciuto tanto Il Canto di Achille, e poi mi piacciono il true crime e il dark romance. Soprattutto nelle serie televisive. E anche gli Anime. Comunque storie che trattano di temi adolescenziali, della scuola. Ah, mi sono innamorata de “Il diario di Anna Frank”.
A scuola si dovrebbe parlare più spesso di problemi attuali per sensibilizzare su temi che ci toccano.
Se parlassimo della violenza sulle donne a questa età, non dico che la violenza non ci sarebbe più, che diminuirebbe, ma i ragazzi verrebbero abituati a non toccare una donna. Bisogna ripetere, ripetere, ripetere, a un ragazzino che le donne non si toccano. Così facendo loro crescono con questo insegnamento e da grandi lo trasmetteranno anche ai figli”.

Ho lasciato scorrere il pensiero di Rachele nella sua integralità, senza frammezzarlo,  perché vi arrivi quello che è arrivato a me.

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Una ragazza “impegnata”

Nel chiacchierare mi sono resa conto che questa giovane studentessa non ha solo meritato la Menzione “8 Marzo” ma che lei nella vita è, e sarà, una portavoce. Ha dentro il fuoco,  un istinto innato di protezione verso il prossimo e una consapevolezza incredibile per i suoi pochi anni.
La poesia “Amami” -l’ho scritto già su un altro articolo- mi era apparsa sin da subito un manifesto generazionale e, in effetti, quello è. Ma l’autrice è anche qualcosa di più. E l’ho capito solo intervistandola.
Non indietreggia davanti a certe parole, le pronuncia con forza. Tipo “violenza sulle donne” o “anoressia”, o “bullismo”.

          _Che ne può sapere una bambina di dodici anni della violenza sulle donne o dell’anoressia?_

Mi hanno già detto che alla mia età parlo di cose di cui non dovrei sapere nulla. Nella poesia Amami, parlo di amore ma parlo di anoressia e penso sia stato giusto scriverlo. Ci sono troppe ragazze e ragazzi che mangiano meno per piacere agli altri. Invece, visto che ci sono passata, ho capito che è meglio prendersi cura di sé stessi. A scuola c’è ancora troppo bullismo su questo tema e se non lo provi sulla tua pelle non sai cosa significa.
La vita non è perfetta, esistono anche certe cose che vanno affrontate. Problemi importanti. Tanti dicono… eh, a dodici anni di che problemi vuoi parlare, che ne vuoi sapere!
Eh no! Noi abbiamo tanti problemi e quando mi dicono che siamo piccoli io rispondo che il mondo è cambiato, noi soffriamo quanto un adulto.
Quando ho scritto le mie poesie ho pensato che le persone si potevano ritrovare nelle mie parole. Non era come fare un tema, i temi a scuola sono standard, non trattano di emozioni. Invece bisogna esercitarsi a far uscire le proprie emozioni perché possono aiutare noi stessi ma anche gli altri. E poi ti togli un peso”.

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Rachele non indietreggia nemmeno quando deve prendere una posizione.

Io sono una che parla molto, quindi per esempio quando c’è la lezione di educazione civica prendo spesso la parola. Penso che parlare dei problemi ci aiuti molto.
Io in generale rispondo ai grandi, non ci sto a starmene zitta se su un argomento non sono d’accordo.
Non sono maleducata, anzi, sono educata quando rispondo, è una cosa di cui vado fiera l’educazione.
I miei genitori mi hanno insegnato ad essere educata.
Però rispondo.
E poi se posso dare dei consigli li do perché mi piace cambiare le giornate degli altri.
Qualcuno ogni tanto mi dice “grazie tesoro mi hai svoltato la giornata” e questo mi fa sentire bene.
Anche se nessuno lo fa con me. Cioè, nessuno mi chiede mai come sto”.

“E questo ti fa soffrire?” le chiedo, ma lei non risponde davvero a questa domanda. Allora la cambio
“Ti senti diversa dagli altri?”

La diversità è un termine che non mi piace, non dovrebbe esistere.
Ognuno nel suo modo di essere è unico”

          _E tu in cosa sei unica?_

Io mi sento unica perché dico ciò che penso.
Non mi viene mai di pensare “era meglio se non lo dicevo”.

Sono sincera.

          _Prima hai usato il termine “violenza sulle donne” in modo combattivo, quasi volessi difendere fortemente il genere femminile.
Come interpreti tu la violenza sulle donne?”_

Ho visto il film “C’è ancora domani” e ho capito che la situazione della donna si è evoluta, per esempio possiamo votare. Ma che gli uomini non ti permettono nemmeno di andare fuori col cane o a buttare l’immondizia, e questa cosa mi da fastidio perché non siamo mai al sicuro. Tutti dicono che è ingiusto ma nessuno fa niente. Io grido forte di essere una donna. Io amo essere una bambina, una femmina.

Se ci pensi, l’uomo è sempre stato a capo di tutto, le donne invece sono passate dall’essere considerate nulla, a brillare, e penso che siamo un simbolo e che loro non ci valorizzano abbastanza.
Poi penso che bisogna sensibilizzare le persone sul come riconoscere il segnale di aiuto che le donne fanno quando sono in difficoltà.
A me e mia madre è successo di vedere una ragazza che tentava di fare quel segnale ma le persone non hanno fatto nulla. Allora siamo corse ad aiutarla.
Bisogna spiegare di più che con quel segnale una donna sta chiedendo aiuto”

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“Amami”

Ascolta la poesia

Rachele è informata, legge, guarda le serie televisive, le piace disegnare e è una ragazza che ha un istinto naturale a difendere gli altri.
E’ anche bravissima a dare consigli e a rendersi utile. Ma quando si parla di lei un pochino arretra.

          _Ma chi è Rachele, come sta Rachele?_

Non mi sono mai fatta questa domanda. Mi fa stare bene far sentire le persone al sicuro, sono più abituata a chiedermi come stanno gli altri.
Se gli altri stanno bene io sto bene.
Da piccola ero timidissima e non avrei mai immaginato che sarei diventata così, cioè che avrei detto sempre quello che penso.
Quando ho scritto la poesia “Ci sarà sempre una luce” io mi sono fatta altre domande: “Cos’è l’amore veramente? Cos’è la felicità veramente?

La interrompo.

          _Tu, Rachele, in “Amami” hai scritto di un amore non corrisposto e che hai cercato di cambiare te stessa per quell’amore.
Ecco, io ti posso dire che, per esempio, dover cambiare se stessi per amore, non è amore. Assolutamente._

Sì, ora lo so. Se una persona non ti accetta per come sei non va bene per te.
A me ha aiutato tanto la lettura per trovare me stessa. E anche scrivere mi ha aiutata.
E dico che può aiutare tutti a sentirsi meno soli nei loro problemi.
Ci sono mille altre persone che stanno provando la stessa cosa sulla loro pelle.”

Come darle torto. La poesia fa incontrare gli animi, fa guarire le ferite. Rachele Babi ha colto tante sfumature del Concorso di Poesia “Il Formellante” e proprio per quelle sue raggiunte consapevolezze le auguro davvero di farsi portavoce, un domani, dell’universo femminile, e di lottare sempre per i suoi diritti.

Grazie ai genitori di Rachele, mamma Livia e papà Mario
e grazie a te Rachele per il nostro piccolo “confessionale”,
per la tua tenerezza e saggezza, la forza e il sorriso.
Sei una ragazzina speciale.
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Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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