Quattro Attestati di Merito per Veronica
Con “Il riflesso dei colori nell’acqua” Veronica Cambiaggio è stata selezionata tra i venti finalisti del Concorso di Poesia Il Formellante, realizzato grazie al Bilancio Partecipato del Comune di Formello. Alla premiazione, Veronica è salita un gradino più in alto confermandosi tra i dieci superfinalisti, e infine ha conquistato l’ambita Menzione d’Onore.
Con “Nonna”, la poesia con la quale ha “esordito” nel laboratorio condotto da Emanuela Gizzi, si è conquistata anche una Menzione “Special”, un premio fuori concorso andato a quei partecipanti che in fase di laboratorio e masterclass si sono particolarmente distinti.
Veronica Cambiaggio ha fatto incetta di riconoscimenti: al collo due medaglie personalizzate con il titolo delle poesie, opere originali dell’artista Manuela Troilo; e tra le mani -oltre ai quattro Attestati di Merito- anche la calcografia autografa del Maestro Vinicio Prizia.
Ma chi è Veronica Cambiaggio?
A tu per tu con l’autrice de “Il riflesso dei colori nell’acqua”
Alla Cerimonia di Premiazione, svoltasi il 28 Marzo 2026, Veronica era palesemente emozionata e inconsapevole delle proprie capacità poetiche.
Quando si è dovuta guadagnare il centro del palco mi ha guardata ogni volta con quello stupore tipico di chi vive tra le nuvole e chi non si aspetta niente.
A distanza di un paio di settimane da quel momento emozionante per lei, ma anche per me che ho vissuto appieno tutta l’esperienza , l’ho voluta intervistare.
E oggi, riscrivendo del nostro incontro, sento che mi sto portando dietro un bagaglio gigante della sua essenza.
Quante cose sono successe sul quel palco, Veronica?
“Troppe, e lo ammetto, ho avuto tanti infarti durante la premiazione, stavo per morire” mi ha confessato subito.
“Pensavo solo di dover leggere la poesia, ritirare il premio per i venti finalisti, e sapevo che avreste premiato il vincitore o la vincitrice ma che poi sarei andata via. Non mi aspettavo di dover risalire sul palco. Non mi aspettavo di vincere nulla. E non pensavo ci sarebbe stata una menzione d’onore”.
Mentre parla, Veronica ha ancora quello stesso stupore negli occhi. Lo stupore di una ragazza che deve trovare la sua strada. Di una freschezza tale da essere d’esempio. Stupirsi dovrebbe rimanere sempre così bello, con quel tremore nelle mani, la dolcezza nello sguardo, la timidezza nell’accogliere un riconoscimento, quasi vergognandosene.
Le parole che trasformano un racconto in una poesia
Il linguaggio poetico di Veronica Cambiaggio spicca, ha una sonorità intensa nelle parole che sceglie, alcune moderne altre desuete, che se pur lontane tra loro trovano un legame.
E l’ermetismo con cui ci svela qualcosa di sé, fa la differenza.
In “Nonna” per esempio, non dice che sua nonna ama cucinare per fare felici gli altri ma scrive “fame che sazia”; non dice che sua nonna le è molto vicina, ma scrive “traballo nei suoi pensieri” e non dice “a mia nonna piacciono i gioielli”, scrive piuttosto “mi compiace giocare nel dì con gioielli preziosi e puri”.
Quel “puri” che Veronica avrebbe voluto si leggesse “purì” con l’accento sulla ì, perché semplicemente “suona meglio”.
Stravagante nonostante le mille paure che ha, è una ragazza gentile, educata, una dialettica interessante.
Sono uscita da casa di Veronica con la sensazione incredibile di essere stata trascinata in un sogno, che lei mi avesse alleggerito l’anima.
E non ho fatto altro, mentre guidavo, che riascoltarmi mentalmente tutte le sue risposte.
Dante nella vita di Veronica Cambiaggio
La prima domanda che le ho fatta è stata se leggesse e mi sono stupita quando mi ha detto di no.
No. Veramente non leggo molto. Qualche volta i Manga. Anche se preferisco vedere le serie televisive sugli Anime, tipo “Naruto”, un personaggio intrigante. Mi piacciono perché sono fantasiose e anche misteriose. Trattano tanti argomenti diversi, queste serie.
Le seguo perché mi piace immaginare la risoluzione delle storie.
E no, non ho mai neanche letto poesie, però mi è piaciuta tanto la Divina Commedia, e soprattutto mi è rimasta impressa quella terzina quando Virgilio arriva alla Porta dell’Inferno. Perché mi ha affascinato il concetto che si parlava di una cosa che non poteva essere discussa, era quella e basta, ci potevano girare intorno all’infinito ma non sarebbe cambiato l’esito”.
Ricordo che ho sorriso al pensiero di questa ragazzina piena di ricci in testa che mi ha parlato degli Anime e subito dopo mi ha recitato Dante con lo stesso interesse e passione.
Caron, non ti crucciare:
Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare”
Il verso, recitato da lei, è diventato magicamente uno scioglilingua. E in quel momento, ho capito da dove erano arrivate le parole desuete che incastra tra i pensieri e le strofe. E anche da dove era arrivato il suono magnetico che producono.
L’analisi di “Nonna” e de “Il riflesso dei colori nell’acqua”
“Nonna” è la poesia in cui si percepisce di più il ritmo dantesco.
Né “Il riflesso dei colori nell’acqua”, invece, il suono c’è ma è più morbido.
Forse proprio perché tratta di un elemento così imprescindibile?
Nonna è una poesia cantata, e il tema di dedicare una poesia a qualcuno è molto specifico. Invece, dover descrivere la bellezza, mi ha dato modo di esprimermi con più libertà.
E l’acqua comunque mi è sempre piaciuta.Mia nonna Vera abita in Sardegna, e così ho avuto modo di osservare il mare. Mi piacciono i colori che mutano, la luce del sole che ci si specchia, mi piace il riflesso che la luce produce sulle cose quando le tocca.
Forse il suono è morbido perché l’acqua non ha un inizio e una fine, non ha confini.
E poi io mi sono immaginata in un universo scuro, le luci colorate come quelle delle feste, che possono essere anche delle stelle però.
E poi ho pensato ad Odisseo, alla sua figura multiforme e ho pensato di associarlo alla mia personalità multiforme, che accoglie tante personalità diverse. Per dire che non siamo tutti uguali e che anche noi recepiamo le cose in base alla persona che siamo, che diventeremo o che siamo stati”.
Due poesie inedite di Veronica Cambiaggio
“Ho scritto altre due poesie dopo la premiazione” mi ha detto con timidezza.
Il mio cuore, lì per lì, credo sia scoppiato di gioia. Mi sono trattenuta, ma dopo ne ho sentito tutto il rimbombo.
Mettetevi nei miei panni: il concorso di poesia aveva uno scopo, quello di piantare un semino tra queste ragazze e ragazzi. E la scoperta che Veronica aveva iniziato a seminare per conto proprio non mi ha solo resa felice ma orgogliosa.
Mi sono profondamente commossa davanti a questa rivelazione e le ho chiesto sfacciatamente di poter leggere le nuove poesie.
Lei me le ha affidate con la delicatezza che le è naturale, e io ho affrontato quelle due pagine col cuore in gola. E le ho trovate potenti e bellissime. Intense. E, così come le altre, anche tanto ricche di spunti diversi.
I testi di Veronica sono adulti, non c’è mai banalità: nemmeno nella seconda poesia che mi ha fatto leggere e che lei ha definito “più allegra”, quasi volesse giustificarsi di qualcosa o non la ritenesse all’altezza di un canone poetico preciso.
Alla domanda “Da dove ti vengono certe parole?” lei mi ha risposto come un’autrice consumata.
La poesia contrariamente ai racconti ha un linguaggio che ti permette di girare intorno all’argomento.
Io uso i termini così come mi vengono e poi aggiungo quelle parole che, non dico che sono corrette, ma sono corrette per me”.
Anche in queste nuove poesie ci sono suoni forti e uno stile personalissimo che mi ha rapita.
Tutti i talenti di Veronica Cambiaggio
Ho creduto molto in Veronica, sin da subito, sin da “Nonna”. Il testo mi aveva toccato delle corde scoperte.
E con “Il riflesso dei colori nell’acqua”, scelta anche dalla Giuria tecnica, non ho avuto che una riconferma del suo talento.
E poi durante questo incontro non ho fatto altro che stupirmi, risposta dopo risposta. Tipo quando le ho chiesto cosa altro le piacesse fare e lei mi ha detto “Mi piace disegnare e poi mi piace giocare a tennis”.
Il mio sguardo si è allargato sul suo volto, ho cercato di immaginarla mentre crea i suoi disegni e poi mentre scaraventa palle di là da una rete.
Ho percepito un contrasto evidente tra queste due versioni di Veronica, e forse è proprio quella la “personalità multiforme” che ha inserito con maestria tra i versi.
Non potendola vedere giocare a tennis, lì, su due piedi, le ho chiesto di nuovo e sfrontatamente di poter sbirciare tra i suoi disegni. E lei, graziosa, senza battere ciglio, me ne ha portati una ventina, forse trenta, tutti sparsi.
Molti erano Anime, alcuni colorati, che riprendevano le fila di quello che c’eravamo dette sulla sua passione per i Manga giapponesi. Ma tra questi ho trovato anche altro: disegni con una loro precisa connotazione, una loro storia, una loro spontaneità e poesia, un loro filo conduttore. E ho scoperto, domandandoglielo, che il filo conduttore era lei.
Sì, li ho fatti a mano libera. No, non li ho copiati. Io mi immagino questi personaggi in un mondo tutto loro, inventato, e questi personaggi hanno bisogno di fare qualcosa, e così io gli trasferisco la mia poesia interiore cercando di metterli in un contesto in cui possono essere ciò che vogliono essere.
Mentre guidavo da casa di Veronica a casa mia c’era la radio accesa ma la musica non mi ha distratta nemmeno un secondo.
Avevo addosso il flusso delle mie domande, delle sue risposte. Ero già col pensiero a come avrei impostato questo articolo, a cosa avrei tenuto, cosa avrei buttato. Ma mi sono resa conto che non sarei stata in grado di rinunciare a niente.
“Quindi, Veronica, riassumiamo: ti piace giocare a tennis, ti piace disegnare, ora ti piace anche scrivere poesie. Cos’altro ti piace fare?”.
E la mia non voleva essere esattamente una domanda. Ero certa avesse altro da dirmi.
Nella mia testa ormai lei aveva preso le sembianze di una moderna Mary Poppins, con un borsone pieno di sorprese.
Mi piace giocare con le mie amiche e mi piace Felix, il mio gatto, perché è buffo, fa cose buffe e è gentile, non tirerebbe mai fuori le unghie.
Mi fa ridere tanto e è anche un gatto comprensivo. Lui quando sto male mi fa le coccole, e se ho la febbre si infila nel letto per farmi compagnia.
E poi mi piace la noia. Annoiarmi.
Sì, quando non mi va di giocare a tennis o stare sul letto a disegnare, mi piace stare senza fare niente.Mi piace perché la noia è bella, se non ci fosse non avrei tempo per pensare e per ricaricarmi”.
Mi ha fatto sorridere tante volte Veronica, perché è una ragazza buffa e straordinaria insieme.
Guardando sua madre che era rimasta soggiogata come me da tante sorprese, ho colto e riporto un’affermazione che mi è tanto piaciuta:
“Mi sembra Veronica, che noi ti dobbiamo aiutare a fare qualcosa. Mi stai dando dei segnali forti.
Non stiamo qua, io e papà, a dirti cosa fare, siamo qui come osservatori e ti dico che siamo qui per aiutarti”.
Un atto meraviglioso di fiducia, di apprezzamento, di coraggio.
“I figli non sono nostri” lo ha scritto il poeta Kahlil Gibran, e credo che questa mamma abbia fatto proprio, un concetto così semplice ma immensamente rivoluzionario.
In quel momento preciso ho sentito che il Concorso di Poesia “Il Formellante” non aveva aperto solo una porticina ma spalancato un portone gigante.
Sarà perché ho creduto molto nel progetto, ma vedere una mamma e un papà mettersi al servizio del talento della figlia -scoperto tra l’altro dalla platea di un teatro- mi ha resa veramente fiera del lavoro fatto.
Il simbolo delle Farfalle ne “Il Formellante”
“Io ho paura delle farfalle” mi ha confessato mentre parlavamo delle medaglie che ha ricevuto in premio “non mi piacciono fin da quando ero piccola. Sono la mia più grande paura. E che cosa buffa, guarda la coincidenza, vinco due medaglie con le farfalle!”
Folgorata da questa paura per le farfalle, che io invece amo alla follia e che porto con me in ogni progetto, e sempre più stupita da tutte le sue idee, a un certo punto le ho chiesto chi fosse per lei Veronica Cambiaggio.
E lei mi ha risposto così:
E’ una persona introversa, per lei è difficile esprimersi anche con se stessa, e spesso non accetta ciò che pensa.
E’ una persona a cui piace inventare cose per immaginare un mondo diverso”.
Chi è per me Veronica Cambiaggio
Per me invece Veronica è una ragazza fiabesca che mette nei suoi disegni e nelle sue poesie quella fiaba.
Mi ha trasferito le sue insicurezze, il suo stupore, i suoi viaggi interiori, il suo “mare”.
Mi ha confermato che dentro di noi ci sono tante strade e che basta mettersi in gioco per trovarle.
Ha incarnato, anche se lei è una figura gracile e intimorita, il motto de “Il Formellante”: Fatti i muscoli con la poesia, perché credo che a sua insaputa lei stia allenando la sua mente, la stia nutrendo, e che piano piano, tutto ciò che è o che vorrà essere, non tarderà a venire fuori, e a volare.
Le lascio la battuta finale di questo nostro incontro:
I colori della poesia sono tanti perché rappresentano emozioni diverse. Il blu per esempio può essere un’emozione profonda come la tristezza o anche come lo stupore, e ecco, in base a questi colori la poesia cambia”
Grazie a Lucia, la mamma di Veronica
e grazie a Veronica
per avermi concesso un’intervista così piena di cose da raccontare
e per questi disegni bellissimi a corredo dell’articolo.
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LE PAGINE DEDICATE
A VERONICA CAMBIAGGIO
Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.






