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Mozart 270 Concerto a Formello

Francesca Canali e Monaldo Braconi tornano sul palco del Teatro J.P. Velly ed è di nuovo una straordinaria performance

di Emanuela Gizzi
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Il Duo Canali-Braconi

Mozart 270, il Concerto a Formello di Francesca Canali e Monaldo Braconi, è un omaggio al 270° anniversario dalla nascita del celebre compositore austriaco, che si è celebrata il 27 gennaio di quest’anno e per tutto l’anno.
Il duo Canali-Braconi ha abituato il pubblico a esibizioni di grande levatura, e anche ieri sera la musica ha trionfato. Una musica che esce senza fare fatica e che arriva con grande carattere all’ascolto. Talmente si accordano tra loro che in alcuni passaggi la sensazione è che sfiorino appena le note, e che anzi, ci volino sopra, in simbiosi. Un passaggio schietto e pulito di suoni che fa restare col fiato sospeso.
Ma Francesca non lo nasconde “Questa leggerezza” dice “che sembra così facile, in realtà è il risultato di anni e anni di studio, prove … di conoscenza della tecnica musicale”.

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La musica di Mozart è una musica talmente ricca di dialoghi interiori, giochi, inseguimenti, rincorse, domande che rimangono irrisolte… che, pensate, sulla scia di queste peculiarità è nato un “Effetto Mozart”. Cioè, la musica di Mozart può attivare delle risorse in un soggetto passivo o in stato di depressione. 

 

L’Effetto Mozart

Francesca ha aperto con questa intenzione il concerto, alludendo alla potenza del grande compositore.
E in effetti alcuni studiosi hanno rilevato che le note di Mozart riescono ad attivare temporaneamente dei canali emotivi e ad aumentare il piacere.
A Montalcino, nella Tenuta Paradiso di Frassina, per esempio, sottopongono i filari di vite alla musica di Mozart e, attraverso un impianto di casse ad alta definizione, pare che la qualità del vino migliori.
L’Effetto Mozart è a tutti gli effetti una tecnica da agricoltura biodinamica e sonora che va in contrasto con l’uso massiccio dei prodotti chimici.
Le onde sonore della musica, perciò, entrano in sintonia con le vibrazioni naturali delle uve e i grappoli crescono più sani.

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Il racconto su Mozart 270 a Formello

Il programma inizia con una sonata fresca di Mozart-bambino.
La scrisse a Londra  che aveva soli otto anni. E in questa sonata “infantile”, si sente già forte e distinta una matrice. E si sente la cantabilità, la vivacità, i trilli -che sono un’energia particolare-, il fraseggio, il dialogo fra gli strumenti e la liricità, cioè la vocalità del canto.

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Non c’è da scandalizzarsi se si suona con il flauto qualcosa che è stato scritto per violino. In tutte queste sonate è evidente un gioco apollineo, e la straordinaria capacità di Mozart di toccare punti alti, di grande drammaticità, nostalgia e tristezza, ma di saperli ricondurre ad un finale energico, vibrante, catartico.
Con il “Do” maggiore, che è una tonalità limpida, brillante e luminosa, Mozart ridefinisce l’equilibrio, l’energia, la potenza.
Con il “Mi” maggiore, lo stesso, c’è vittoria, è aperto, positivo.

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Il Mì minore di Mozart

Con il “Mi” minore, che è invece l’espressione più intima dei sentimenti, Mozart arriva a toccare una malinconia estrema, una tristezza profonda.
Il “Mi” minore simboleggia il dolore nascosto, quello che non si rivela, che non si urla, ma è lì, fermo nello stomaco.

La sonata in “Mi” minore K. 304 sembra proprio la sintesi di un momento particolarmente difficile per lui. Ed ha due anomalie: la prima è che la chiude in due tempi; la seconda è che non ha, come invece di consueto, un bel finale.
La scrisse a Parigi, dove si era recato intorno ai ventidue anni per cercare fortuna.
Salisburgo non aveva un teatro per le Opere, gli andava pressoché stretta.
Ma a Parigi non scatta alcuna scintilla e in quel momento -già di grande delusione per lui-, muore sua madre.
Questa sonata sembra scritta proprio per raccontare il suo dramma personale.

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E la stessa cosa succede per la Sonata in “Sì” bemolle maggiore.
Ma stavolta il racconto verte su un fatto positivo.
Era tornato a Salisburgo e si era stabilizzato, perciò stava guardando verso altri orizzonti. In quel frangente di grandi aspettative arrivò Vienna. Partì per la città austriaca ma non come semplice compositore, ci andò come primo compositore e libero professionista, un fatto assolutamente nuovo nel panorama musicale.

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Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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