La Masterclass di Cecilia Lavatore
La giovane scrittrice romana, Cecilia Lavatore ha incontrato i ragazzi della Scuola Secondaria di I grado R. Rosselli in occasione del Concorso di Poesia “Il Formellante”, progetto realizzato in seno al Bilancio Partecipato del Comune di Formello.
Ha condotto una brillante Masterclass regalando ai ragazzi piccole perle sulla poesia.
Da piccola, alle elementari la mia insegnante, suor Pia, ci faceva scrivere poesie, e ancor prima ho subìto il fascino di una nonna che si dilettava con i versi.
Non so se perché avevo acquisito familiarità con la poesia però suor Pia mi disse che le mie frasi avevano un potenziale che sublimava la quotidianità. Credo che i giovani si debbano mettere in condizione di sperimentarla”
L’intervista a Cecilia Lavatore arriva qualche settimana dopo la pubblicazione ufficiale della rosa dei venti finalisti del concorso.
La Lavatore è stata coinvolta nel progetto per trainare studenti e studentesse verso una più profonda ricerca del sentimento e delle emozioni.
Partendo da due domande, “Quando vi siete sentiti coraggiosi” e “Quando vi siete presi cura di qualcuno”, la docente ha raccolto alcune testimonianze dal vivo e poi ha lasciato che tutti convogliassero quel loro vissuto sulla carta.
Sono temi attuali. Ricordiamoci che le fragilità di cui si tende ad approfittarsi negli altri alla fine sono le stesse nostre fragilità. E anche un gesto di cura va visto come una cura di sé e poi degli altri”
-Allora Cecilia vorrei girarle quelle due stesse domande che ha rivolto ai ragazzi-
…La cura verso gli altri… mh, diciamo che la applico ogni giorno nell’insegnamento, sì. Come insegnante mi sono data il compito di portare luminosità in classe.
Invece, per quanto riguarda il coraggio, ahimé, ne vorrei avere di più. Se penso a chi sta subendo una guerra i miei atti di coraggio mi sembrano piccolini.
Però, credo che anche provare a vivere nell’arte è un atto di coraggio, visto quanto è poco considerato come mestiere”.
-Anche la Masterclass è un atto di coraggio, no?-
Sì. La Masterclass è una grande sfida. Io cerco di farmi guidare dagli stimoli che ho in quel momento, quelli che vengono dalla società, dai libri che leggo, dai prodotti culturali che mi circondano: film, concerti, chiacchierate con gli amici. Ma anche parole dominanti che mi colpiscono e sulle quali poi faccio ricerche.
Ovvio che calibro tutto a seconda dell’utenza che dovrà ascoltarmi, per età, contesto… e punto sulle emozioni, che mi devono trainare il resto”
-Qual è la parte più difficile nel condurre una Masterclass?-
Direi il poco tempo che ho a disposizione.
Nell’insegnamento attivo ho a disposizione un intero anno scolastico per costruire i rapporti umani, invece nella Masterclass devo concentrare i miei interventi, capire subito le urgenze, farle mie per riconoscere le potenziali vulnerabilità”.
-Da piccola, dicevi, hai avuto delle mentori poetesse, tu come lo sei diventata?-
Per tutta l’adolescenza non ho scritto nulla, è in età adulta che mi sono riavvicinata a quella che per me è una forma essenziale della letteratura. L’ho ritrovata nella musica, nei testi delle canzoni, e soprattutto è grazie a mia sorella se ne ho capito il valore.
Mia sorella aveva tanti libri, glieli regalavano le sue amiche sapendo la passione che aveva per la poesia.
Spesso condivideva sui social le citazioni che le piacevano e io la seguivo, la seguo tutt’ora, anche se viviamo ai poli opposti di Roma. La poesia ci tiene unite.
Poi a un certo punto, nella mia vita è comparso il Poetry Slam, i collettivi romani. Da quel momento vivo di poesia”
-I ragazzi della Scuola Media Rossellini era la prima volta che scrivevano una poesia, tu ricordi qual è stato il tuo primo testo poetico?-
Sì, una poesia che parlava di un gabbiano. La scrissi sulla Olivetti di mia madre.
Mia madre lavorava in una radio, a volte mi portava con lei e io mi annoiavo. C’era quella macchina da scrivere nella stanza e io scrissi una poesia drammatica che, ricordo, destò sgomento”
-Che consiglio vorresti dare agli studenti che hanno seguito la tua Masterclass?-
… di lasciarsi ispirare dalla Natura, dalla Musica, dall’autenticità e dai rapporti umani basati sulla sincerità.
Devono riuscire a veicolare il loro mondo interiore attraverso l’utilizzo corretto delle parole, dedicarsi ogni giorno alla crescita personale, alimentare l’interiorità con la bellezza, con l’arte.
Torniamo sempre lì”.
-Già, torniamo sempre all’arte.
E io sposo ogni parola, non a caso lo slogan del “Il Formellante” è: “Fatti i muscoli con la poesia”, cioè allena la mente per esser più forte. Il corpo non è il solo a richiedere esercizio fisico.
Grazie Cecilia-
Grazie a voi e in bocca al lupo ai finalisti per la superfinale!”
Cecilia, noi ti aspettiamo alla Premiazione che ci sarà il 28 marzo alle 10:30 presso il Teatro J.P. Velly di Formello.
Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.


