Home IL CREMERATrekking con gli Etruschi Il Santuario della Madonna del Sorbo

Il Santuario della Madonna del Sorbo

di Emanuela Gizzi
Piazzale Santuario Madonna del Sorbo PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia (5)

Ogni volta che capito al Santuario della Madonna del Sorbo non manco di mettere una margherita dietro la Torretta. Poi due anni fa ho pensato che non l’avrei più potuto fare

Da Porta Santa a Porta per l’Inferno

Era l’anno del Giubileo, la Porta del Santuario della Madonna del Sorbo venne aperta insieme alle altre, dichiarate Sante, per diffondere la Misericordia tanto celebrata da Papa Francesco.

Qualche mese dopo accadde un fatto mai verificatosi da queste parti: una tromba d’aria proveniente dal mare tagliò perpendicolarmente la Valle sottostante, interessando la Torraccia del Bosco, il Piazzale del Santuario e la Valle dell’Inferno. In questo triangolo ha causato le maggiori distruzioni.

La frondosità si è andata quasi dileguando dopo che il tornado ha sollevato alberi e strappato il brillare delle vegetazioni intorno. Il muraglione, che costeggia l’ingresso del Santuario, risulta pressoché denudato, una salita irriconoscibile, un angolo mutato profondamente.

Santuario Madonna del Sorbo Interno PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Resta lo spirito buono

Lo sperone di roccia, sottostante il Santuario della Madonna del Sorbo, è stato investito, in modo brutale, dalla massa d’aria. Fortunatamente ciò che aveva bisogno di essere salvato è ancora lì. Non si è dispersa la leggenda del pastorello menomato e della sua scrofa; non si sono disperse tutte le storie che rimbombano tra le valli. L’anelito degli Orsini e la misteriosa Cappella del X secolo, la venuta dell’ordine dei Carmelitani, le storie sulle Energie Telluriche e sulla Fertilità.

l’esoterismo del passato, dunque, nè la religiosità silenziosa di oggi, che ha ormai preso il sopravvento sul resto.

Una religiosità che si rintraccia soprattutto all’interno della chiesa.

Nell’abside, la tavola bizantina della Madonna sul Trono con il Bambino -nota anche come Madonna Odigitria (colei che conduce)- è il simbolo di un potere superiore. E la mano del Bambino, in atto di benedire il luogo davanti a sé, rinforza questo sentimento di protezione.

Piazzale Santuario Madonna del Sorbo PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia (2)

Passa tutto al Santuario della Madonna del Sorbo

Il giorno dell’Apertura della Porta Santa, sinceramente, è stato uno dei momenti più commoventi che io ricordi. Il piazzale ha accolto le comunità di Formello e di Campagnano, che da sempre si contendono questo sito. I formellesi lo hanno costruito e i campagnanesi ne hanno rilevato la proprietà. Resta, per me e per molti altri, un luogo nostro, senza badare di chi sia, in realtà. Sono sfilate bandiere, il corteo dei sacerdoti, poi una piccola spinta alla Porta Santa e il Vescovo ha consacrato l’ingresso, che era sempre lo stesso ma un pò più benedetto.

Vi si celebrano matrimoni, eventi legati alla Via Francigena, è un luogo che mescola culture e accoglie i sogni di molte persone. Eppure è un luogo schivo, non trapela nulla di tutto quel che passa di li. È impersonale, sgombro dalla civiltà, un punto in cui apparentemente non accade mai nulla.

Monumenti indefinibili PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Mi piace molto salire fino al Santuario della Madonna del Sorbo, entrare in chiesa mentre il buio la penetra, non ci sono respiri d’altri o pensieri rumorosi in giro. Mi piace fare un giro intorno alla Torretta e mettere una margherita nella nicchia dove la Madonna ha le mani giunte in preghiera. Nemmeno tanto da credente quanto per la stima che ripongo nella sua figura. Per il carisma che emana. Il passaggio del Tornado mi ha schiaffeggiata. Non avrei sopportato di perdere quel piccolo semicerchio, il venticello che ogni tanto muove l’edera, l’ombra della Torretta.

Avrei sentito un vuoto tra le valli, invece -da qualche parte- uno spirito silenzioso sorveglia la nostra vita e ce la rende più piacevole, a nostra insaputa.

La traccia indelebile di quel taglio resta viva, molte radici di alberi sono state lasciate a testimonianza della frattura, piccoli monumenti indecifrabili, mi vien di definirli. E tanti altri sono rimasti rovesciati sul Crèmera, soprattutto nella Valle dell’Inferno, che è pressoché inagibile, una valle dormiente.

 

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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