Home CIAK SI VIAGGIA Rachel Carson: un arco tra gli Oceani

Rachel Carson: un arco tra gli Oceani

di Emanuela Gizzi
Rachel Carson Fonte envi.info

Rachel Carson, le sue intuizioni, la scrittura poetica, le soluzioni -figlie di una ricerca instancabile-, sono state il manifesto di un’epoca, ma perché non venne ascoltata?

Archi come arcobaleni

Rachel Carson è una donna che folgora. Il suo è un viaggio nel viaggio, c’è chiaramente nelle sue vedute e nella sua scrittura un messaggio che si protrae fino ai giorni d’oggi.

Un’antesignana, soprattutto se la rapportiamo alla giovanissima Greta Thunberg, quindi non una semplice biologa marina e non una semplice scrittrice.

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È come se, tra la zoologa statunitense e l’attivista svedese, si fosse tirato-visivamente- un arco e ciò che era chiaro cento anni fa, oggi -oltre a fare tendenza- ha smosso le coscienze.

Ma non si è scoperto nulla di nuovo. Soprattutto rispetto ai mari, celebrati in molte opere dell’autrice.

Una donna depauperata

Io sono rimasta affascinata dal coraggio di Rachel Carson, lei non ha soltanto anticipato la nostra epoca e i misfatti creati dall’uomo, e ricaduti sull’uomo, ma è stata vittima attiva del sistema maschilista messo in moto dalle multinazionali della chimica.

Definirla “isterica” ed “emotiva”, poiché nubile, fu un colpo basso, al quale lei rispose vincendo Premi, continuando la sua ascesa, dimostrando di avere tempra e attitudine. La Carson, infatti, diede lo spunto per il primo movimento ambientalista della storia, fu lei a consegnare al mondo un’analisi reale del suicidio collettivo a cui stiamo assistendo ancora oggi.

A undici anni le era chiaro quale fosse il suo talento: scrivere. Ciò che non immaginava è che avrebbe devoluto quella prosa sottile e cinematografica alla difesa dell’Ambiente.

Gli Oceani di Rachel Carson

Il primo vero salto nel buio fu “Il mare intorno a noi”, un libro che spalancava gli occhi sugli oceani: li descrive con minuziosa attenzione, lascia che il mare circondi il lettore, che questi si senta immerso totalmente tra i microrganismi fin dentro gli abissi, fin sopra le maree.

Lei stessa è un pesce, vive la sua esperienza narrativa come tale e riesce a calibrare la messa a fuoco su un argomento altrimenti dimenticato. Eppure, si diceva, siamo composti d’acqua, l’acqua è la forma di vita per eccellenza, la terra è dominata dagli oceani, cosa c’è di più importante dell’acqua? Da questa chiave di lettura esce anche il titolo del libro che fu, per metà della sua carriera, una traccia su cui fondare le proprie ricerche.

Se oggi pensiamo alle minacce che subisce la barriera corallina, allo sbiancamento dei coralli, e pensiamo a cosa sta avvenendo alla calotta polare artica, ai 197 miliardi di acqua salina che, solo in agosto scorso, si sono riversati nell’Oceano Atlantico, sappiamo di certo che questa biologa marina ne aveva compreso la direzione.

L’interesse crescente per i grandi bacini d’acqua le si formò in testa un giorno che le assegnarono un incarico, mai assegnato a una donna. Salì a bordo della Albatros III e, da quel punto di vista straordinario, decifrò ciò che era davanti agli occhi di tutti ma evidentemente offuscato e cioè, sentì forte l’importanza degli oceani.

Rachel-Carson Fonte U.S. Fish and Wildlife Service

Rachel-Carson Fonte U.S. Fish and Wildlife Service

La scrittura: un’arma potente

“Il mare intorno a noi” nacque probabilmente da questa illuminazione, così come “La costa del mare” e “Sotto il vento di mare”, una trilogia incredibile, espressione analitica e poetica di una studiosa che aveva a cuore la Natura e gli animali.

Lavorava alla Divisione di Inchieste scientifiche, in quel periodo, un ambiente di cui si nutrì per accrescere le proprie conoscenze e, di cui, annotò approfonditamente -sugli immancabili quaderni- circa le esperienze avute. Sensazioni personali, perlopiù, ma anche dati tecnici, fonte inestimabile di grandi visioni.

Il suo approccio letterario le garantì sempre una scrittura lucida in grado di far amare i luoghi che descriveva, renderli un bene comune da tutelare perché, come scrisse,

Più riusciamo a focalizzare la nostra attenzione sulle meraviglie e le realtà dell’universo attorno a noi, meno dovremmo trovare gusto nel distruggerlo”

Una lotta impari

Attualmente i mari sono deturpati dalle plastiche, da isole intere di corruzione e mala gestione del bene di tutti. E, non è facile comprendere come si sia potuto sottovalutare il messaggio di questa donna, arrivando perfino a definirla “visionaria”. Oggi, quell’aliena occupa il ruolo di pioniera del movimento ambientalista.

C’era una evidente tendenza dell’uomo a sfatare il mito della donna, la paura del diverso, l’incapacità di fidarsi, ascoltare, verificare.

Rachel non si arrese mai, scrisse un’opera che -appunto- accese le masse e diede inizio a una nuova consapevolezza del nostro corpo in relazione con la Natura.

Teniamoci la Primavera

Non si limitò a raccontare l’Ambiente, rese -l’aria e l’acqua- delle fonti primarie di benessere. Iniziò -così- con “Primavera Silenziosa”, un attacco diretto a quelle multinazionali che l’avevano derisa, constatò e fece conoscere gli effetti delle sostanze velenose, quali gli insetticidi chimici, sulla salute umana.

Il suo viaggio, che coincide con il titolo del libro, era un grido di allarme, un segnale che, solo oggi, recepiamo perché la primavera che Rachel Carson voleva proteggere, quella stagione delle rinascite che non voleva scomparisse dalla terra, negli ultimi anni non c’è più, e ne stiamo pagando le conseguenze.

Rachel Carlson durante un prelievo Fonte Wikimedia Commons

Rachel Carlson durante un prelievo Fonte Wikimedia Commons

Il suo libro è un manuale autentico, il cui valore aggiunto non è l’evidenza dei fatti, i tumori derivanti dalle mancate misure di controllo e dalla spavalderia degli uomini, quelle sono solo la causa, bensì le soluzioni biologiche ed etiche che aveva individuato per contrastarne l’avanzata.

Era il 1962.

Non tanto tempo fa. Eppure, la Carson per chi la leggeva, era Sir Carson, non una donna, dunque, perché una donna non poteva essere in grado di trattare un argomento tanto rilevante. Non in maniera così disinvolta.

Dov’è Rachel?

A contraddire la scienza, le multinazionali e chi vedeva in lei una minaccia, si eressero le masse, la gente comune illuminata dal suo sguardo. Ma, la sensibilità ecologica che attivò, non portò mai a scelte decisive, i grandi del mondo hanno speculato e hanno nascosto le mani tanto che gli effetti sul clima, sui ghiacciai, nei mari è argomento di attualità giornaliero, sotto gli occhi di tutti.

A Pittsburgh le è stato dedicato un Ponte, in Maryland esiste il Rachel Carson Conservation Park, a Monaco, in Germania, il centro internazionale interdisciplinare per la ricerca sull’interazione tra agenti umani e natura.

In Italia, purtroppo, non c’è traccia di lei.

Questa donna ha speronato un intero sistema e il sistema non è stato in grado di reagire, anzi, interagire. Una chance mancata che ci sta portando al collasso. Morì di tumore al seno a soli cinquantasette anni e è seppellita ad Aspen, in Maryland, al Parklawn Memorial, ha dedicato tutta la sua vita al bene collettivo.


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Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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