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Formello. Dagli etruschi ai rifiuti di plastica

di Emanuela Gizzi
Formello. Dagli Etruschi ai rifiuti di Plastica Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia (2)

Ieri sono passata dagli etruschi ai rifiuti di plastica, due sedi diverse, due conferenze che si sovrapponevano, ma entrambe con un filo comune: il territorio

Pianeta A e Pianeta B

Dagli etruschi ai rifiuti di plastica il passo è patagonico. Da una parte, una grande identità sociale che ha dato impulso alla coscienza europea perché si diffondesse la cultura classica, dall’altra, la nostra società che ha invece avviato un processo di contaminazione, non più facilmente governabile.

Gli etruschi, che sono diventati mito, leggenda, fascinazione, il popolo del mistero, hanno lasciato tracce evidenti, straordinarie del loro passaggio, e ci hanno regalato la bellezza. Noi questa bellezza non la potremmo più consegnare alle generazioni future. E, forse, questo è anche il motivo che, insinuandosi nella testa dei più giovani, ha dato un’accelerata -a livello mondiale- sul cambiamento climatico.

Si sente gridare “No planet B“, cioè non abbiamo una seconda casa in cui rifugiarci. E, questo allarme che nasce da una ragazzina, Greta Thunberg, ha infiammato e smosso le coscienze di tutti noi.

I suoi coetanei hanno intuito che sono -loro stessi- l’asse da cui ripartire e, i grandi poteri, -cioè- coloro che decidono sulle sorti del mondo, hanno certamente compreso che la dead-line è più vicina di quanto si aspettassero.

Ad avvalorare la voce dell’“etrusca Greta”, che ci riporta ad una visione più umana della vita, ci sono anche gli innumerevoli scienziati, ognuno con un pronostico tra le mani non troppo esaltante.

Plastica trascinata PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Dagli Etruschi ai rifiuti di plastica, due strade, una terra

Alle due conferenze di ieri, che si sono sovrapposte  e di cui, quindi, ho potuto estrapolare solo un paio di interventi, i contenuti potevano sembrare distanti anni luce. Eppure, il territorio -in mezzo, le collegava strettamente.

Se da una parte, il Prof. Daniele Maras, archeologo, mi ha consegnato la visione di un mondo antico, della ricerca del bello, di cultura intesa come arricchimento, di una religiosità piena di significati iconici, dall’altra, la Dott.ssa Eva Alessi, del WWF, mi ha dato la certezza assoluta che la plastica inghiottirà gli etruschi.

Non stiamo a concentrarci sul fatto che l’Italia è un paese che ricicla e anche tanto. Lo siamo, se ci atteniamo ai resoconti suggeriti dal WWF, ma questo non basta per considerarci al di fuori del danno. Intanto, siamo i primi consumatori in Europa e i secondi al mondo per utilizzo di acqua imbottigliata e, se restringiamo la lente ai nostri territori, non possiamo non renderci conto che siamo circondati da immondizia.

Gli strati di plastica

Alcuni ricercatori, tra cui il premio Nobel per la chimica, Paul Crutzen, hanno chiamato il nostro periodo storico Antropocene, per raccontare la forza di cambiamento che l’uomo ha operato sulla terra e quindi sulle sue stratificazioni.

Facendo una passeggiata nel Parco di Veio è evidente che, anche le zone più remote di questo, sono scarabocchiate dai rifiuti. Forse, nel nostro territorio, non ci sono le cosiddette “isole di plastica” ma, quando ci si mobilita per pulire le forre, da lì, esce di tutto. Ciò significa che, anche se non sono in superficie, esistono, sono ormai mescolate alla roccia.

Ho fotografato i cunicoli etruschi che circondano Formello. Questa rete è un’opera di ingegneria formidabile, realizzata dal popolo più misterioso della storia, quello da cui discendiamo e che dovremmo tutelare. Le foto non raccontano solo la memoria del Crèmera, che vi scorre dentro, o gli alberi resilienti, o la sensazione di arcaicità che si avverte nell’aria. Ci sono rifiuti trascinati lì dalla pioggia, dalla corrente, dal vento. E non sono responsabilità degli agenti atmosferici che ce li hanno portati ma di chi li ha abbandonati incivilmente altrove.

Discariche che nascono perché “troppo complicato differenziare” o, troppo difficile comprendere cosa significhi far parte di un circolo virtuoso?

Non c’è una vera risposta, una diagnosi certa da dove derivi la stupidità umana. Pensandoci, anzi, le domande si moltiplicano invece che dare soluzioni.

Formello. Dagli Etruschi ai rifiuti di Plastica Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia (1)

Greta come gli Etruschi

Alle persone che avvelenando la terra, avvelenano loro stessi, i loro figli e tutta la catena alimentare e quella animale, cosa bisognerebbe dire, o far vedere, perché interagiscano, si formino una coscienza civile?

Mi pare che, di immagini angoscianti, sia pieno il web.

Personalmente, mi raccapriccia pensare a cosa ingeriscono i pesci, a come devono sentirsi persi quando finiscono intrappolati dentro qualche pezzo di plastica, a come deve essere lenta la loro agonia quando rimangono spiaggiati. E mi sento in colpa per prima. Penso: magari potrei fare di più, o potrei fare meglio, perché questi delitti non accadano. Poi sento di essere una persona sola, tra tanti esseri umani soli, e senza mezzi.

E a Greta, va riconosciuto -per primo- il merito di essere stata il demiurgo che mancava alla causa. Lei è diventata il collante dei singoli, colei che, scioperando da sola, ha dato luogo alle masse. Ha fatto cioè quello che fecero gli etruschi, solleticare le coscienze addormentate.

La comunicazione non basta

E mi chiedo ancora: anche se non venissero alla mente certe considerazioni, per esempio, guardando le immagini forti di ottanta buste nere estratte dalla pancia di un cetaceo, ma come è possibile non considerare l’effetto boomerang che tali ingestioni hanno sul nostro organismo?

La plastica così come nei mari si agglomera anche sulle montagne. Dalla Fossa delle Marianne allo Stelvio la situazione è la stessa e noi mangiamo ciò che ci arriva dal mare e dalla montagna.

Ancora difficile da capire?

Gli animali in generale sono alla base della nostra sopravvivenza. Estinti loro ci estinguiamo in massa anche noi. E quindi mi sembra assurdo che si affrontino certi temi e certe immagini con un atteggiamento superficiale, sfiduciato, di noncuranza.

Stimolare la nuova generazione è di certo il passo più grande da compiere. La dottoressa Alessi ha introdotto l’argomento citando la consapevolezza

se si è consapevoli di essere parte di questo pianeta il resto viene da sé”

Dovrebbe essere vero ma il comportamento virtuoso è ancora un affare di pochi. La domanda allora, forse, dovrebbe essere proprio questa: qual è il modo per arrivare a tutti? Perché non si riesce a bucare questo muro di indifferenza?

WWF Ciclo della plastica riciclata Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Atti pratici e grandi decisioni

Intanto da parte delle istituzioni è strettamente necessario ridurre il packaging dei prodotti. Ma vi pare possibile uscire dal supermercato con più imballaggi che alimenti?

Di questi 78 milioni di plastiche e plastichette, che conferiamo nelle nostre pattumiere, solo il 2% viene rimesso in circolo in modo virtuoso, cioè con le stesse caratteristiche performanti di quando è nato.

La plastica è un materiale che non degrada mai, ciò comporta che tutto quello che non viene riciclato si scompone, diventa micro, micro del micro, ma resta sulla terra, si sostituisce ai fiumi, ai mari, alle montagne.

In molti paesi del mondo laddove un tempo scorreva l’acqua oggi scorrono vie di plastica che, inevitabilmente, da lì possono arrivare ovunque.

Greta, in questi giorni, rappresenta i giovani allo Youth Climate Summit, a New York, dove si sta svolgendo il Climate Action Summit, indetto dall’Onu, un vertice mondiale in cui ogni stato è chiamato a rendicontare il proprio operato contro la crisi climatica. L’Italia siede al tavolo dei giovani con una studentessa di biologia, e attivista del movimento Fridays For Future, Federica Gasbarro.

Se ognuno di noi facesse la sua parte, come stanno facendo questi ragazzi e ragazze, sarebbe già un punto di partenza incredibile. Noi soprattutto, che discendiamo dalla stirpe etrusca, dobbiamo rispettare la terra su cui poggiano le nostre vite o, l’eredità che ci è stata tramandata, non vedrà un domani.

Dagli Etruschi ai rifiuti di plastica ormai il passaggio è breve.

Dieci consigli pratici per contribuire a quel cambiamento che chiediamo ai Grandi della Terra:

  • Utilizza l’auto il meno possibile, preferiscigli il car-pooling/sharing, i mezzi pubblici o la bicicletta
  • Non sprecare l’acqua potabile (riduci il tempo sotto la doccia e chiudi il rubinetto quando ti lavi i denti, applica i vaporizzatori)
  • Riduci i rifiuti e attua la raccolta differenziata
  • Pianta alberi e piante, se possiedi un pezzo di terreno, usa la carta riciclata
  • Acquista elettrodomestici di classe A e utilizzali a pieno carico; tieni il frigo a 5°C, il riscaldamento a non più di 21°C; usa la luce solo se necessaria e sostituisci le vecchie lampadine con quelle a fluorescenza; spegni gli standby.
  • Acquista cibo locale che non abbia percorso molti km per arrivare sulla tua tavola; usa sacchi in tela per fare la spesa
  • Installa, se possibile, pannelli solari e fotovoltaici o piccoli generatori eolici; installa doppie finestre o rivestile con materiali isolanti
  • Riduci al minimo gli sprechi alimentari
  • Elimina la plastica dal tuo fare quotidiano
  • Cerca di condividere i tuoi nuovi gesti con gli amici e di convincere le istituzioni locali a prendere decisioni che contribuiscano alla riduzione della plastica

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Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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