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Il Virus della dimenticanza

Il virus della dimenticanza Pht Emanuela Gizzi edited by Mapping Lucia

Ci avviciniamo circospetti al vuoto che ci muta

assolviamo la nostra anima dal terrore e

mentre circoliamo tra le mura

sentiamo abbattersi sulle spalle

una nuova consapevolezza.

 

I passi hanno le catene

e invece la mente spezza ogni distanza

garantisce al corpo la dimensione che merita

facendosi scudiera di questa emarginazione

rompendo l’ansia, con forza.

 

Troviamo la reazione nel disagio.

Troviamo quel magnifico esempio da condividere

e lo ripetiamo agli altri fuori dalla stanza.

Siamo tutti vincolati da un abbraccio

che se pure al momento è virtuale

è speso bene,

ci dà la sensazione di dare un calcio all’abbandono.

 

Viviamo sopraffatti dal silenzio,

che morde il giorno ma soprattutto la sera

e non è un suono vigliacco

che mischia il suo rumore seducente, alla noia.

Ci piace sentirlo intorno in questa disavventura,

rimbombarci dentro con il nostro respiro,

viverlo con rispetto.

 

Nonostante le finestre si facciano palcoscenico di messaggi

e le braccia siano diventate arcobaleni,

le città sono un’algebra di movimenti

e si sente il peso di chi ha perso le scarpe

quaggiù,

tra le vite infette.

Sembra non ci sia altro spazio, che il cielo,

per fuggire.

 

Siamo impoveriti senza gesti

le mani sono diventate nemici

corpi del reato,

che lottano per ritrovare un fiore da cogliere

una mano da stringere.

Mani che non sanno stare ferme,

e allora impastano come facevano le nonne

ritrovando nell’umiltà e nell’acqua

il germe del grano.

 

Dove saremo tra un mese,

dopo le fasi programmate?

Dove saremo tra dieci anni se non

domiamo l’inferno che abbiamo creato!

Se ne troverà l’arte, forse, e anche il tricolore

ma non l’umanità,

cancellata da un virus più grave:

la dimenticanza.


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IL VIRUS DELLA DIMENTICANZA


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VIAGGIO NELL’ITALIA DEL VIRUS E DELL’ARTE


 

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