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Il viaggio numerò 5 di Coco Chanel

di Emanuela Gizzi
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Coco Chanel, imprevedibile creatrice di una figura femminile al maschile, si è spostata in tanti luoghi che hanno segnato la sua vita e la sua carriera

Mademoiselle e molto altro

Coco Chanel compì tanti viaggi,  come tante sono state le sue vite: un’orfana alloggiata nell’Orfanotrofio di Aubazine; una commessa in un negozio di biancheria a Maison Grampayre; una splendida cavallerizza a Royallieu; un’amante trasgressiva; una stilista rivoluzionaria e un “naso” puro.

Non ho mai disegnato un vestito, adopero la mia matita solo per tingermi gli occhi e scrivere lettere”

questa frase mi ha molto colpita e credo nasconda in sé il ritratto più semplice e veritiero di una lavoratrice che letteralmente ha ritagliato con le forbici un nuovo modo di essere donna.

Dai pantaloni da cavallerizza e cravattine lavorate a maglia al tubino nero, al clamoroso jersey, che spopolò; dai cappelli di paglia ai capelli corti, allo stile garçonne, cioè quell’abbigliamento sbarazzino e comodo, concepito per donne che hanno bisogno di essere libere di muoversi, lavorare, una moda che venne ribattezzata genere povero ma di lusso.

A questa lunga lista di primati si aggiunse anche la borsa 2.55, quando “stanca di portare la borsa in mano” decise che i tempi erano maturi per dare alla donna ancora più libertà di movimento con una tracolla che svincolasse anche le mani.

Coco Chanel fu un’infaticabile viaggiatrice, da quando, maggiorenne, decise di scalare il mondo dopo un’infanzia deludente, non si è più fermata. Ovunque andò, da Deauville a Biarritz, nel corso della sua lunga carriera aprì diverse boutique e atelier di moda, e riuscì ad affermare il suo inesorabile prototipo di donna.

Labbra Tintoretto e Imbottiture bizantine

Ma il viaggio che le aprì un mondo ancora più interessante fu Venezia. Era reduce dal triste lutto per l’amante, Boy Capel -un industriale di Newcastle che l’aveva sempre incoraggiata e sostenuta nei suoi slanci artistici- quando la Laguna le si aprì davanti agli occhi.

Magnifiche le acque rilucenti e il sole che le scendeva sul viso a riscaldare le lacrime.

Sarà un fazzoletto, offertole da un impresario russo, a risvegliare i suoi sensi e la sua incolmabile curiosità per le cose belle. Il fazzoletto era pregno di un profumo che aveva dentro essenze mai sentite prima.

Dmitriy Pavlovich of Russia and Coco Chanel Fonte forum.alexanderpalace.org

Dmitriy Pavlovich of Russia and Coco Chanel Fonte forum.alexanderpalace.org

Il russo la informò che era un flaconcino introvabile: la rivoluzione aveva interrotto e disperso quella produzione destinata agli Zar.

Coco si impossessa di Venezia come farebbe un pittore: ne estrapola i colori, li manipola, li ridipinge sulle labbra delle donne, fino a renderle metafora di stile. Fa rivivere le suggestioni tra i canali aprendo una borsa, regalando come sempre un’esperienza Chanel impreziosita di decori bizantini.

Fa suo il Leone, simbolo di una città coraggiosa, esponendolo ovunque, in casa, in ogni creazione, nei gioielli e nei capi che realizza, ruba il riflesso d’oro delle cupole veneziane e lo fa scivolare sui corpi delle donne perché la luce, di cui lei si è sentita investire, le illumini.

I Cinque sensi di Coco Chanel

Ma il fazzoletto le rimane ossessivo in testa. Cerca di capire, di domare il sentimento e chiuderlo in un elisir d’amore. E ci riesce.

Entra in contatto con il profumiere dello Zar, Ernest Beaux, il quale, su sua precisa indicazione, rimaneggiando l’Eau de Catherine, una fragranza precedentemente realizzata in Russia, dà vita a un profumo che avrebbe fatto la storia. Chanel n.5.

I nomi dei profumi annoiavano Coco, così quando la quinta essenza sintetica entrò in contatto con la fragranza naturale, di muschio e gelsomino, e lei rintracciò nelle narici l’odore senza tempo di quel fazzoletto, le fu chiaro che quella combinazione numerica sarebbe bastata per definirlo.

Chanel N°5 Licensed by Creative Commons Attribution 2.0 Generic license

Chanel N°5 Licensed by Creative Commons Attribution 2.0 Generic license

Così, accadde anche alla divina Marylin quando per rispondere alla domanda: “con quale abbigliamento dorme signora Monroe!” scelse una sintesi evocativa

Con due sole gocce di Chanel Numerò Cinque”

Una frase che, semmai quella boccetta ne avesse avuto bisogno, fu il coronamento di un’intuizione dal fascino intramontabile.

Un fascino che ha catturato, nel tempo, Andy Warhol , il quale gli dedicò un’opera pop-art composta da serigrafie ispirate a varie pubblicità; e il Museo di Arte Moderna di New York -che nel 1959- decise di esporre il flacone quale riconoscimento di stile minimale e innovazione.

“Mademoiselle”, come la chiamavano nell’ambiente della moda, ha saputo catturare il suo destino, rintracciando -negli spostamenti della sua vita- nuovi entusiasmi e la passione che l’ha resa celebre.

“È così che si muore” pronunciò prima di fare il grande salto e, anche sulla tomba, nel  Cimitero Bois-de-Vaux di Losanna, troneggia il suo stile indiscusso: cinque teste di leone scolpite nel marmo, in mezzo a una meritata pace.

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Marta Graham viaggiò in punta di piedi      Luisa Spagnoli e il viaggio francese      Lady D è ancora in viaggio in Italia

Viaggi atipici di Simone de Beauvoir

 

Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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4 commenti

Luisella Muratori 2 Ottobre 2019 - 15:46

Bellissimo ritratto di Coco Chanel, grande donna piena di fascino e di una eleganza intelligenza e curiosità! Grazie Emanuela!

Rispondi
Emanuela Gizzi 16 Febbraio 2020 - 18:51

Luisella, grazie mille. Una donna che sapeva esserlo. Non aveva bisogno dei vestiti per dimostrare la sua femminilità, forse li pensava per le donne perché ognuna trovasse la sua prospettiva

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Patrizia 2 Ottobre 2019 - 16:35

Bravissa Emanuela. Hai colto tutta l’originalità e la forza innovativa del personaggio senza tralasciarne la femminilità!

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Emanuela Gizzi 16 Febbraio 2020 - 18:49

Grazie Patty, vedo solo ora i commenti. La Coco è una donna piena di fascino e anche controversa. Ho raccontato solo ciò che di lei mi ha colpito.

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