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La Sacra Sindone: i chiodi, l’iconografia, la luce radiante

A Formello si è svolta la Conferenza sul lenzuolo in cui sopì Gesù dopo la flagellazione e la Croce, fino al 10 dicembre mostra della copia autentica

di Emanuela Gizzi
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Cosa rappresenta la Sacra Sindone?

Nel Vangelo, Giuseppe di Arimatea prese il corpo di Gesù dopo che fu tirato giù dalla Croce, lo avvolse in un lenzuolo puro e lo depose nel sepolcro scavato nella roccia.
La domenica mattina quando Pietro e Giovanni giunsero al sepolcro non vi trovarono più il corpo di Gesù, ma solo la sindone e gli altri teli sepolcrali.

Pietro entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, e vide e credette”

(Gv 20,6-8)

Sono i discepoli a iniziare, dunque, il culto di questi teli sacri. E tutto lascia pensare che quel lenzuolo sia la Sacra Sindone custodita a Torino nella Cappella del Duomo.

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Deposizione del Corpo – Pht: www.interris.it

L’immagine riportata dal Vangelo

La reliquia è un unicum, non esistono altri elementi al mondo che contengano un’impronta sindonica: un corpo umano integrale che ha subito una flagellazione e in cui si leggono chiaramente molti degli elementi noti nella storia.
Torturato da fermo, sono presenti sul lenzuolo sia le macchie ematiche provocate da qualcosa di appuntito che circondava la testa, che quelle derivanti da chiodi all’altezza dei polsi e dei piedi, e la ferita secca al costato, inflitta post mortem da una lancia.
Inoltre c’è una traccia scura sulla spalla destra che coinciderebbe con il trave della Croce portato a spalla durante il calvario.

La Sacra Sindone è il volto della pazienza e della bontà di Dio, è un elemento che in sostanza ci ricorda di tradurre in opere concrete l’amore che ci è stato lasciato. È un grido che attraversa i secoli e si fa contemporaneo, parla a tutti”

_ Conferenza Palazzo Chigi Formello _  2 Dicembre 2023_

Il cammino della Sacra Sindone

La storia della Sacra Sindone inizia quando un autore del VI secolo, Procopio di Cesarea, che scrisse dettagliatamente le vicende e le guerre dell’Imperatore bizantino Giustiniano I, accennò al ritrovamento di un telo, nella chiesa di Santa Sofia, a Edessa, in cui era raffigurata l’immagine del Messia.
La reliquia venne citata anche nel 787, durante il Concilio di Nicea, quale simbolo del culto delle immagini sacre. Due secoli più tardi la sua fama spinse i bizantini a trafugarla e a consegnarla a Costantinopoli.
È la stessa reliquia che gli arabi chiamarono Mandylion, cioè “asciugamano”.
Il Mandylion secondo molti studiosi era un fazzoletto, per altri la Sacra Sindone ripiegata su sé stessa, in modo tale che fosse visibile solo il volto di Gesù e non il corpo.

volto-di-gesù-impresso-sulla-sacra-sindone-un-uomo-barbuto-con-i-rivoli-di-sangue-che-scendono-dalla-testaIl volto diventato icona cristiana

La via verso l’Europa

Nel 1204 furono i crociati a requisirla insieme ad altre reliquie di Costantinopoli, soprattutto, fu Ottone de la La Roche -uno dei capi delle Crociate- a spedirla in Francia e a depositarla nelle mani di suo padre Ponzio de la Roche.
Si hanno notizie del lenzuolo nel 1353 quando il cavaliere Goffredo di Charny la donò alla collegiata della Chiesa di Lirey. Probabilmente questi ne venne in possesso da un antenato di sua moglie che aveva preso parte alle Crociate.

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Moneta votiva – pht: Arthur Forgeais

Esiste, peraltro, un medaglione votivo ripescato nella Senna nel 1855 che raffigura la Sindone e quindi la colloca in quegli anni e quale proprietà della famiglia Charny, di cui riporta lo stemma.

Ma cosa successe dopo?

Arriviamo al 1418 e al Conte Umberto de la Roche, ovvero al marito della nipote di Goffredo di Charny, Margherita. Quest’ultimo si fece carico del lenzuolo durante la guerra tra Borgogna e Francia, per metterlo al sicuro da possibili distruzioni. Ma, quando la guerra terminò, Margherita di Charny se ne appropriò ritenendolo di sua proprietà. Lo sottrasse alla collegiata di Lirey e se ne andò in giro per il mondo organizzando le ostensioni della reliquia sacra.
Nel 1453, nonostante le intimazioni di restituire il lenzuolo, la donna lo vendette invece ai duchi di Savoia.
Questo atto la portò alla scomunica mentre la Sacra Sindone venne trasferita nella Sainte-Chapelle di Chambéry, appositamente costruita per accoglierla.
Proprio qui accadde qualcosa che avrebbe potuto mandarla in fumo per sempre, scoppiò, infatti, un incendio ma, fortunatamente, solo alcune parti vennero danneggiate.
Le clarisse tentarono di rattoppare qua e la i buchi come poterono e, purtroppo, anche maldestramente vista l’importanza del lenzuolo.
Nel 1578, dopo sedici anni da che Emanuele Filiberto, Duca di Savoia, aveva trasferito la capitale del ducato da Chambéry a Torino, anche la Sindone venne portata in città e, un secolo dopo, depositata degnamente nella Cappella del Guarini, che venne costruita appositamente per custodirla.

La Sacra Sindone come un negativo fotografico

Il momento più importante per la Sindone è quando il fotografo Secondo Pia, nel 1898, la immortalò per la prima volta nella storia rivelando qualcosa di davvero sorprendente. La lastra di vetro diede un immagine con le caratteristiche di un negativo fotografico, cioè i chiari e gli scuri erano invertiti rispetto alla realtà.
Si capì subito che avrebbe fatto parlare di sé e che non ci sarebbe mai stato un punto di incontro tra gli studiosi.
Dal 1939 al 1946 venne messa al riparo dalla Seconda Guerra Mondiale trovando accoglienza presso l’Abbazia di Montevergine, ad Avellino.

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Archivio Sturp

Nel 1978, in occasione dell’ostensione della Sindone, si riunì un comitato internazionale di ricerca, chiamato Sturp, composto da 44 scienziati, che esaminò a fondo il telo prelevando moltissimi campioni che poi furono repertati e studiati.

La Sacra Sindone passò alla Santa Sede nel 1983 per volere dell’ultimo re d’Italia, Umberto II.
Dieci anni dopo venne spostata provvisoriamente nel coro della Cattedrale di Torino per permettere il restauro della Cappella del Guarini ma, proprio mentre i lavori stavano per concludersi, fu nuovamente esposta a un grave incendio che la danneggiò.
A seguito di quell’evento venne inserita in una teca moderna, completamente distesa e immersa in un gas inerte, l’argon, per una migliore conservazione.
L’argon impedisce lo sviluppo di batteri e blocca l’ossidazione fisiologica del tessuto e quindi permette all’immagine di sopravvivere al tempo.
Dal 2000 la Sacra Sindone si trova nella Cappella del Duomo di Torino.

La Sacra Sindone tra ricerche e contestazioni

Essendo un elemento che viene da molto lontano -e molte ne ha viste- è ovvio che, nonostante i tanti studi fatti, non ci sia ancora, e forse non ci sarà mai, la certezza che l’impronta sia quella di Gesù.
L’unica certezza è che non può trattarsi di un dipinto, né di una fotografia, la tridimensionalità dell’uomo della Sindone è un elemento a favore di tale tesi che, già di per sé è una conquista.
Soprattutto pensando che gli esperimenti portati avanti da varie equipe di scienziati non hanno saputo riprodurre tale impronta pur avendo a disposizione una tecnologia moderna che supera i mezzi dell’antichità.

Quindi, la chiave forse è proprio in questa certezza?

Se non bastasse, proprio a seguito di tutti gli esperimenti falliti, si è arrivati a considerare l’impronta il frutto di una luce radiante ma non proveniente dall’esterno, bensì dall’interno, quindi dal corpo stesso.
Perché questo azzardo?
C’è da dire che un telo come la Sindone non si poteva ammorbidire sul corpo e, pertanto, non poteva assorbire l‘impronta così come ci appare.
Immaginando il calco di una maschera, distendendolo, avremmo davanti un immagine deforme, invece questa è composta se non addirittura rigida. Un risultato del genere avrebbe potuto generarlo soltanto un bassorilievo. Il che è stato escluso totalmente.
Tale aspetto, che sinteticamente ci porta alla Resurrezione, sposa anche lo studio secondo il quale il corpo non è stato molto tempo nel lenzuolo. Infatti, non sono state trovate tracce del decomponimento dell’uomo.
Sembra come se il lenzuolo si sia accasciato su sé stesso, svuotato della presenza che lo aveva riempito fino a poco prima, e le sue fattezze siano rimaste impresse a seguito di un irraggiamento.

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La Resurrezione – pht: www.assuntalodi.it

Si può non credere ma allora come ha potuto un semplice lenzuolo arrivare fino a noi?

Constatato che non si tratta dell’opera di un’artista sono state ricercate tutte le verità possibili peccato, però, siano insufficienti a indicare senza alcun dubbio la figura di Gesù in quell’impronta .

Il radiocarbonio fa vacillare la Sacra Sindone

Nel 1988 arrivò l’esame al Carbonio C-14 a scombinare le carte: gli studi effettuati con questa tecnica stabilirono che il telo potesse essere collocato tra il 1260 e il 1390 d.C., nel Medioevo dunque.
Una vera bomba deflagrante per chiunque avesse creduto nel miracolo.
Ma, a sbranare la nuova tesi fu la scienza stessa che, non potendo certificare in maniera assoluta tale risultato, ne sminuì l’analisi. Le contaminazioni di tipo biologico e chimico a cui la Sindone era stata sottoposta nei secoli, infatti, avevano sicuramente alterato l’età radiocarbonica del tessuto.

Tutto da rifare dunque?

Diciamo che approfondendo, gli studiosi, hanno evidenziato due dati che screditano la datazione del Carbonio C-14.
La prima è precisissima, cioè, le ferite dei chiodi appaiono sui polsi e non sulla mano. Una pratica, questa, già in disuso nel Medioevo.
La seconda è custodita all’interno del Codice Pray: nell’importante collezione di manoscritti medievali, si nasconde infatti un’illustrazione che rappresenta la sepoltura di Gesù. E qui si trovano tutti gli elementi impressi nella Sindone. Ovvero: Gesù nudo con le braccia giunte al bacino, il disegno a spina di pesce, i buchi della bruciatura e soprattutto la contrazione del pollice, dovuta alla perforazione del polso. Cioè l’uomo ha 4 dita, così come nella Sindone.

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Codice Pray – pht: www.commons.wikimedia.org

mani-di-gesù-impresse-sulla-sacra-sindone-si-vede-il-sangue-e-il-punto-dove-era-il-chiodoDettaglio delle mani

L’analisi dei pollini

A collocare il lenzuolo in Palestina è uno studio di pollini rilevati dal comitato scientifico dello Sturp che ha repertato delle piante alofite che vivono esclusivamente vicino al Mar Morto. Ma non solo, lo studio ha permesso di tracciare il cammino della Sacra Sindone: sono stati rinvenuti pollini di Gerusalemme, di Atene, di Costantinopoli, della Francia Centrale e del Piemonte.

Il volto della Sindone: prototipo dell’iconologia cristiana

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Pantocrator – Chiesa di Santa Caterina (Sinai)

Ma, essenzialmente, il dato più rilevante è proprio il volto di Gesù. Cosa successe a un certo punto nella storia, tra il V e VI secolo?
Fino ad allora il Cristo era sempre stato raffigurato come un giovane dalla pelle glabra, i capelli corti, senza barba. Esattamente nello stesso periodo in cui Procopio di Cesarea scriveva di un’immagine del Messia impressa su un lenzuolo, cominciarono a diffondersi nell’iconografia cristiana immagini di Cristo con i connotati esatti, millimetrici, del volto custodito nella Sindone.
Anche il Pantocrator conservato nel Monastero di Santa Caterina sulle falde del Sinai riproduce quel volto, un’opera del VI-VII secolo.

Non c’è una verità assoluta, se non quella del cuore. Certo è che quella bellissima figura d’uomo appare come una bruciatura impressa indelebilmente nella storia di tutti i tempi.
Se pure non si ha fede, o non si crede al miracolo, il suo affascinante percorso è già un mistero incredibile, unico.

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Telo sindonico frontale
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Telo sindonico retro

La storia infinita

La Sacra Sindone ha scampato incendi, è passata di mano in mano, le sono state costruite intorno cappelle, è stata messa al riparo da guerre, depredazioni, malintenzionati. Ha resistito a tutto, e la sua indistruttibilità è di per sé un elemento di riflessione.

A Formello, nella Sala Grande “Bruno Sbardella” è in esposizione fino al 10 dicembre la copia autentica di questa preziosa reliquia. Ad accogliervi il nostro concittadino Emilio Rossetti che saprà darvi altre informazioni.
Nel 2025, invece, in occasione del Giubileo, Torino si prepara all’ostensione ma si mormora già che le minacce di possibili attentati faranno desistere dal mettere in mostra l’originale. Un vero peccato!
Nel 1998 quando sono stata a Torino per vedere dal vivo la Sacra Sindone ho provato un’emozione fortissima, una copia per quanto autentica non potrà mai regalare quel sentimento di bellezza. Il lenzuolo sacro, d’altronde, è uno soltanto, irripetibile.
Pensate dove le guerre e l’odio ci stanno conducendo: la paralisi della libertà, l’arroccamento, la chiusura. Mentre invece quel lenzuolo ci insegna la Passione di Cristo, l’altruismo, l’umanità.

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Leggi questo articolo tratto da un’intervista a Ersilia Antoniucci
IL LAGO DI TIBERIADE

Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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