Home IL CREMERATrekking con gli Etruschi Porta Capena, luce tra i Colombari

Porta Capena, luce tra i Colombari

di Emanuela Gizzi
Porta Capena e i colombari Mapping Lucia Pht Emanuela Gizzi3

Non c’è un modo per trovare Porta Capena e i Colombari, la vegetazione le nasconde bene ma, camminando, si discostano gli alberi e pure i rovi. E tutto emerge!

Il posto antico

Porta Capena era un’antico accesso, punto di riferimento di una strada importante. Ma cosa si nasconde in questo luogo solitario?

Il sole oggi ci ha regalato una seconda pelle, in un luogo tra Veio e Formello, nei Colombari Etruschi, laddove si avverte un incredibile girotondo di anime. Sia che siano colombe, sia che siano i risvegli degli etruschi, il fascino che gravita su questa nicchia di mondo è sensazionale”

scrissi questo passaggio qualche anno fa per raccontare in breve Porta Capena.

È un posto dispettoso in realtà: una volta su tre non lo si trova, pur conoscendone la strada. Il corpo vegetativo intorno lo protegge, costruendo un impero di ornamenti e rovi che nascondono il passo.

Porta Capena, l’Albero-Monumento e altre storie

La prima volta che sono capitata a Porta Capena mi colpì moltissimo l’opera materico-naturale “Roccia & Albero” ovvero questa composizione romantica di un masso robusto che sostiene un albero grinzoso, o meglio di un albero robusto che cresce nella pancia di un masso grinzoso. Di qualsivoglia è la loro origine sono stupendi insieme.

Porta Capena e l'abero monumento Mapping Lucia Pht Emanuela Gizzi

E intorno ci sono i Colombari, tombe ipogee, ospitanti dei piccoli loculi. Questi sono predisposti ad accogliere le urne cinerarie dei morti, in cui la morte diventa un passaggio condiviso con gli altri.

Mi fa pensare a mille candele accese che brillano, alla visione che si avrebbe dal Crèmera, salendo, o da Veio, scendendo. E poi immagino tante colombe quante sono le luci -liberate improvvisamente in cielo- che salgono fino a scomparire.

Sì, è davvero un posto che fa immagine cose, sentire respiri, un Santuario privato per chi lo trova. E poi è anche, soprattutto, una Porta. Che non è per il passaggio delle anime in un mondo migliore, ma quella da cui si transitava seguendo la strada romana che conduceva, fuori città, per arrivare a Capena (nell’agro-falisco).

La Porta sembra emergere da un antico passato, estranea al tulle di verde che la investe, preda inerme delle intemperie.

Uno scrigno sopra il Crémera

Ci torno meno spesso di quanto vorrei e, oltre al fatto che mi perdo sempre -mi affascina anche questo- trovo suggestivo il ritrovare esattamente tutto come l’ho lasciato la volta precedente.

Si muove uno strano spirito nel miscuglio di rami che ostacola l’accesso, la sensazione è quella di stare sotto una cupola invisibile, i suoni non filtrano e, a volte, nemmeno la luce. Si sente solo lo scorrere del torrente Crémera, poco sotto.

Porta Capena e il Crémera Mapping Lucia Pht Emanuela Gizzi

Quando ci si lascia alle spalle la collina, su cui si inerpica il Colombario di Porta Capena, è divertente pensare che le braccia degli alberi -insieme al frondame- ingoino tutto, come uno di quei fiori carnivori crudeli.

E si torna con i piedi in acqua, nel Crèmera, mentre una nebbiolina sale alla superficie, ovattandola. È come emergere da un’altra epoca, un’altra terra, dall’aldilà.

Mentre vado via

Guardo indietro sempre, ogni volta che attraverso e risalgo l’altra sponda che mi riporta a Veio, e non vedo più nulla di quello che ho visto, nemmeno una lucina o una colomba, nessuna anima in giro. Eppure ce le sento sempre addosso.

Come le radici di quell’albero-scultura, metà corteccia e metà roccia: la sento aggrovigliata al mio pensiero, non fugge, anzi, resta lì a ricordarmi che esiste, che mi aspetta, che c’è un posto misterioso in cui si può anche sognare a occhi aperti.


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Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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