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Aix-en-Provence e il potere dei fiori

di Emanuela Gizzi
Eix en Provence Fontane PhotoCredit RDLH

Aix-en-Provence è il luogo del cuore di Francesca, e da lì ha scoperto Valensol, i paesaggi di Cezanne, le fontane e la Lavanda

La vita al rallentatore

Ad Aix-en-Provence alloggiavo in un albergo diffuso, la  struttura centrale disponeva di diversi servizi e  -intorno- dentro un bellissimo giardino, vi erano dislocate le casette.

Quindi, immaginate bene: svegliarsi nella quiete giovava enormemente all’umore. In più Aix-en-Provence, come poi ho potuto constatare anche negli altri mille paesini sparsi, aveva un ritmo rallentato. La confusione non esisteva, nonostante ci sia una ben nota Università e la sera una movimentata frequentazione di giovani. E non esisteva quel delirio che spesso fa rima con turismo. L’overtourism li era una parolaccia.

Si muoveva tutto come al rallenty: le biciclette, le passeggiate, prendersi un caffè. Ogni attività viveva lenta, e in questo modo, è stato facile assaporare ogni novità con meticolosa cura. Quel vivere sano che spesso sogniamo di avere, in questa cittadina, era a portata di mano.

I suoni della vacanza

Il suono che mi ha accompagnata per tutto il tempo è stato il cicalio. Il primo impatto? Fastidio. Si arriva e ci si rende conto, subito, che non darà tregua. È incalzante e fa pensare immediatamente a un riposo disturbato. Ma, nel giro di poche ore, le orecchie si abituano e, nel prenderci confidenza, sembra assurdo, è diventato una melodia rilassante. Il giorno placava gli animi e la notte fungeva da ninna nanna.

L’altro rumore era l’acqua. Aix en Provence abbonda di fontane. Sono le ciliegine di ogni piazza, di ogni spazio pubblico. Alcune sono statuarie -come la fontana delle Tre Grazie– altre raccontano storie di delfini, di cannoni, di uve, ma anche del muschio che gli cresce addosso. C’è anche un Nasone, come quelli di Roma, e c’è perfino la Fontana dell’acqua calda che raggiunge una temperatura di 35 gradi.

I tramonti di Eix-en-Provence

Ho una sensazione lieve, ma non riesco ad esprimerla. Sono come uno, incapace di usare la moneta d’oro in suo possesso.”

Mi appello a questa frase di Paul Cézanne perché, anche lui -evidentemente-, di fronte a tanta magia ha provato delle emozioni difficili da descrivere a parole.

La sensazione -ad esempio- che mi ha letteralmente ammutolita, è stata quando la luce del giorno è iniziata a calare e il tramonto ha invaso di arancio le piazze, i viali alberati, il luccicare dell’acqua. Ho sentito come un’onda di bellezza investire il mio corpo, le mie mani e anche gli occhi, che poi hanno cominciato a vedere i contorni con riflessi diversi.

I portali scolpiti, le facciate antiche, le Lanterne tipiche, che sono un po’ il fiore all’occhiello di Aix en Provence, sotto l’influsso di un colore così avvolgente, hanno iniziato a trasformarsi: i dettagli sono scomparsi e ogni superficie ha iniziato ad accendersi. Così, per una mezz’ora circa, tutte le sere, ho potuto approfittare di una travolgente soavità, di uno spazio rigenerato e anche di espressioni dolci, sorrisi carnosi, sguardi pieni di un sacro fuoco. E me la sono lasciata scorrere dentro come un fiume privo di argini.

Il pulviscolo aranciato si insinuava ovunque e, in quel frangente, è bene approfittarne per bersi un drink, magari un Rosatino -che è davvero buonissimo-, seduti a un Cafè o sul bordo di una fontana, guardando a tutto con estrema gratitudine.

Eix en Provence Le Chateau Noir PhotoCredit The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei

Le Chateau Noir PhotoCredit The Yorck Project (2002) 10.000 Meisterwerke der Malerei

Sulla via del pittore paesaggista

Il giorno dopo ho iniziato a seguire, quasi per gioco, il percorso delle Placche Bronzate, che hanno la C di Cézanne raffigurata sopra, affisse nei luoghi cari all’artista che qui vi nacque, visse e morì, e mi sono ritrovata in un itinerario che mi ha svelato un diverso volto della città.

Il legame del pittore con Aix-en-Provence, e con i suoi dintorni, gli hanno permesso di essere il favolista di una storia, il paesaggista di un territorio, uno strumento a servizio della sua stessa terra. E, non a caso, i suoi spunti e la sua più intima creatività si svolgono non lontano dalla cittadina.

Sulla Collina di Lauves fondò il suo Atelier, in mezzo a ulivi e fichi; e, tra i paesaggi di lavanda di Sainte-Victoire, trasse l’ispirazione per dare vita ai suoi più celebri dipinti.

Fare trekking in queste zone non può non segnare lo spirito, è come se il pennello di Cézanne imprimesse le sue geometrie al paesaggio, e non il contrario. Questo effetto di sovrapposizione l’ho notato soprattutto a Chateau Noir, in quella casa nascosta fra gli alberi, rimasta incompiuta, che invoca le rocce e i pini per trovare una sua strada.

Le placche familiari

Passeggiando in centro, una delle placche, è affissa al civico 28 di Rue de L’Opera, la casa natale; altre ricordano dove si è sposato con Hortense Fiquet o dove si intratteneva con gli artisti contestatari dell’epoca; alcune dove vivevano le sorelle e la mamma, o dove il padre, Louis-Auguste, gestiva una cappelleria. Sono passata anche per la lunghissima Rue Suffren, un viottolo anonimo con le mura scrostate, dove al civico 4 viveva la nonna di Cézanne.

Una placca, importantissima, è ben visibile in Place Saint-Jean de Malte, dove c’era la scuola di disegno frequentata da Cezanne, diventata -da qualche anno- Museo Granet. All’interno il museo ospita una raccolta dei primi modelli, in gesso e marmo, che il pittore aveva creato secondo una tecnica di riproduzione antica. Modelli che per una attenta conservazione possono essere visitabili solo ogni tre anni.

Eix en Provence Monte Saint Victoire PhotoCredit The Athenaeum Baltimore Museum of Art

Monte Saint Victoire PhotoCredit The Athenaeum Baltimore Museum of Art

I paesaggi dipinti

Di certo uno dei luoghi più suggestivi, entrato nella testa del pittore e immortalato per ben 27 volte, sono le Cave Rosse sul Sentiero di Bibémus, che, tra l’altro, è manutenuto come uno scavo archeologico, proprio in considerazione del fatto che, grazie alle tele e agli acquerelli -di fama internazionale-, è -a tutti gli effetti- un sito di interesse pubblico. In questo spazio si avverte il rispetto verso il grande lavoro di Cézanne, e si può visionarlo, prendere coscienza del cubismo, della Natura, e della composizione. Si può trovare anche l’uomo che viveva ad Aix-en-Provence, e non solo l’artista.

Le terre della Lavanda

In quelle terre, immortalate per sempre, si riscontra un colore in particolare, il violetto.

Quando si dice Provenza si dice Lavanda. Macchia le colline, gli orizzonti, dà poesia ai paesaggi e, per chi lo commercia, è un business non indifferente.

Da Aix-en-Provence, ho raggiunto Valensol per tuffarmi nel mondo delle favole, entrare in contatto con il violetto, fare parte di una cartolina. In effetti la veduta non si discostava molto da quella -ben più nota- de l’Abbazia di Sénanque che è l’immagine più diffusa della regione.

Si percorrono le strade in mezzo alle colline, si superano dei paesini, si sale e si scende in modo dolce, e si plana dentro la valle, suddivisa in geometrici appezzamenti. Ed è esattamente come ritrovarsi davanti a un’icona -inflazionata- della Provenza: il casolare sullo sfondo e -davanti e dietro- chilometri e chilometri di Lavanda.

Una vallata che sconfina e che profuma, profuma. Profuma.

Quel profumo che non è quello dei sacchetti, o dei mille altri prodotti che si trovano in vendita nei negozi, sembra più opera di un incantesimo, l’atto perfetto di una Natura, già di per sé, così generosa. Una Natura che in quelle vallate incontra il rispetto dell’uomo che la rende raffinata, gentile, degna di tanti ritratti e poesie.

Eix en Provence Lavanda PhotoCredit Netzguru

Lavanda PhotoCredit Netzguru

Nuovi suoni e odori

Con i filari si distende anche un ronzio sordo, che non è quello delle cicale: sono regni e regni di api che, a passarci in mezzo, possono incutere un po’ d’ansia. Ma non mi hanno assalita, anzi, ho scattato molte fotografie, mi sono cullata ascoltando il suono piacevole del loro lavoro e sono rimasta immobile dentro quel profumo antico per sentirmene parte.

Lungo la strada ho incrociato un signore, era poggiato su una sedioletta, aveva tantissime cose in vendita, mi ha intenerito pensare alla sua vita, così semplice, in mezzo a quel nulla idilliaco.

D’altronde le giornate e le persone ruotano intorno a questa risorsa. Ci sono anche svariati tipi di laboratori che mostrano i diverse processi di lavorazione dei prodotti, permettono di entrare in contatto diretto con le fragranze,  degustarne gli abbinamenti col cibo.

Il potere della Natura

Ho visitato la Distilleria di Therry e Silvie, attiva dal 1947, a gestione familiare, e ho assistito all’estrazione dell’essenza per creare gli olii puri.

C’era un grande fuoco alimentato dalla paglia di scarto dei fiori, la Lavanda -accuratamente essiccata- giaceva sopra il vapore, generato per riattivarne la linfa.

Così, un fiore apparentemente senza vita, gocciolava il suo potere, quell’essenza cristallina ed evanescente che permette di aromatizzare un bagno caldo o regalare proprietà rilassanti a un unguento. Un potere che lasciamo fumare in tazza o sfumare sulla pelle.

Venire via da Aix-en-Provence, da tutto questo, è stato come lasciarsi indietro tante fragranze, fino a sentirsi spoglio.


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Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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