Home IL CREMERATrekking con gli Etruschi Una Cascata dell’Inferno selvaggia

Una Cascata dell’Inferno selvaggia

di Emanuela Gizzi
Cascata dell'Inferno Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

La Cascata dell’Inferno non è rumorosa, ciò che fa veramente rumore è il bosco, un luogo spettrale e scarno, emozionante e acquoso

La Cascata dell’Inferno, dopo la Sorgente del Crémera, è uno dei luoghi del Parco di Veio più ricercati. Ogni luogo che si rispetti ha il suo “Inferno” con rivoli d’acqua sotto cui si lavano i folletti del bosco.

Spettatori del silenzio

L’apice della cascata si spalanca come la grande fauce di un animale selvatico: l’ugola limpida mentre lascia cadere il liquido della terra. Intorno, il bosco sacro raccoglie ogni tempesta. E non si ha esperienza più vera se non quella di trovarsi dentro questo anfiteatro di roccia e acqua.

Ci si sente lillipuziani dinnanzi alla gola; e gli alberi stessi, così caratterizzanti, altissimi, stagliano la loro ombra addosso a chiunque penetri il loro mondo. Nel visitarla in una giornata uggiosa la spettralità prende il sopravvento, arriva addosso con tutta la sua carica emotiva, la ruvidezza del tessuto legnoso.

Le Salamandrine della Cascata dell’Inferno

Siamo tra il Santuario della Madonna del Sorbo e le Sorgenti del Crèmera. Siamo in una valle protetta, una lunga arteria fatta di sassi e acqua, acqua e alberi. Un sentiero impervio e scivoloso che, dopo essere stato piegato dalla potenza di un Tornado -passato come una sega dentro il Parco-, si è trasformato in una forra depressa e accidentata.

Nulla di più scoraggiante. Eppure, lo stesso spirito maligno che spaventa, attrae.

Alberi caduti nella Valle dell'Inferno Formello Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Nel camminare verso la Cascata dell’Inferno non si è soli. Anzi, è bene fare attenzione a dove si mettono i piedi. Ci sono tanti piccolissimi anfibi dal nome insolito, Salamandrina dagli occhiali, che popolano il Crèmera durante l’anno.  Soprattutto, in primavera, quando si riproducono e le femmine entrano in acqua e depositano lì le uova.

Se andate, in qualunque periodo, ricordatevi di rispettare gli animali e il loro habitat, che poi è anche il nostro.

Il bosco spettinato

Gli alberi caduti formano un percorso a ostacoli e, aiutati dai massi muschiati -piuttosto scivolosi-, rendono  il luogo piacevolmente avventuroso. Si sale e si scende tra le vallette laterali e il corso d’acqua, si cammina nel Crèmera per lunghi tratti, si arriva a Le Conche, dove dei piccoli bacini scavati dall’erosione formano un suggestivo fondale.

Cascata dell'Inferno Formello Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Le scenografie si succedono in modo casuale: dai rami accasciati sulla riva, divenuti braccia morte, a un bosco sempre più alto, sempre più grande. Dal suono gracchiato di qualche uccello rapace al tappeto eccentrico di foglie rosse.

Il sovraccarico di energia primordiale che morde la terra prima di arrivare alla Cascata dell’Inferno è un concentrato di vibrazioni che è impossibile non percepire. Somiglia a una lotta tra pipistrelli e farfalle, tra sole e ombra, tra uomini e alberi, e rilascia una sostanza simile al pulviscolo dell’aria che sale e si sparpaglia, fa magia.

Mi è parso di esserne stata investita mentre passavo di lì, dentro i sentieri inesistenti, sopra i sassi vestiti di muschio, in mezzo alle carcasse di animali, e di averne respirato profondamente il profumo silenzioso.

Sono scivolata lungo un pendio di melma e chissà cos’altro. A un certo punto ero piena di fango e felice, quasi quello sporco interrompesse l’aura bianca e finalmente il demonio si impigliasse dentro le mie scarpe. Mi rendesse più difficile il cammino con altri enormi sassi da superare, alberi caduti da aggirare, i mille ostacoli rimasti tra me e la fine del mondo.

Cascata dell'Inferno Formello - rocce Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

E poi la Cascata dell’Inferno

La potente drammaticità della gola, e quindi della Cascata dell’Inferno, arriva alla fine di tutto questo lungo tratto di pericolanti Nature morte, si allarga come a voler inghiottire chi ci arriva e poi invece resta con la bocca spalancata, in eterna attesa. Solo lì il mio spirito tormentato si è placato. Impalata a guardare la roccia nuda e il disegno di un cuore che ritagliava il cielo romanticamente.

Arrivare fin lì, passando per il bosco, è possibile solo se l’acqua che scende è un misero rivolo. Però ovviamente non aspettatevi una cascata irruenta, piuttosto un filo d’acqua inespressivo.

Invece nel periodo delle piogge è praticamente impossibile inoltrarvisi ma si può raggiungere lo stesso la Cascata scendendo per un sentiero superiore.

Rimettersi in cammino

Dopo tanta strada, il pensiero di tornare indietro violenta lo spirito. Io mi sono voltata spessissimo come se lasciassi lì un grande tesoro incolto, destinato a modificarsi ancora nel corso della vita.

La luce si annidava tra gli alberi e ovunque trovasse una superficie ad accoglierla. Così diverso lo stato e la magia di poche ore prima.

Si riemerge dallo spessore della Natura con il desiderio latente di tornare presto, col sole o col vento, o sotto la pioggia, non importa, certi che l’Inferno avrà altri colori da imprimere e altre luci da svelare.


Approfondisci la storia del Torrente Crémera:

La Sorgente del Crémera e le stalattiti

Variazione d’alberi e rami sul Crémera


La mostra fotografica: Fotografia. Vi ho rubato il Crèmera@30.5

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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