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Villa Versaglia: i corvi, i rovi e la Pantasima

di Emanuela Gizzi
Villa Versaglia Chigi Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Villa Versaglia non teme il tempo anche se questo la fagocita, non teme i corvi che le ronzano intorno, non teme lo spirito della Signorina della Torre

Villa Versaglia è una silhouettes sull’asfalto argenteo, il sole allo zenith fa sembrare Via della Villa e la l’imperativa Torre Chigi quasi surreali.  I corvi, intanto la animano, rendendo misterioso e noir questo luogo, lo sorvegliano nonostante non ci siano visitatori inattesi. Solo io in quel momento. Ed è talmente impervia da sembrare inaccessibile.

La Residenza dei Chigi

Intessuta dentro nidi di rovi, Villa Versaglia non teme il tempo, anche se è rimasta schiacciata sotto il suo peso, ignara del logorio e della solitudine che se ne sono impossessati.

Il complesso era evidentemente ampio. Oltre infatti alla casa padronale -oggi completamente svuotata dei suoi fasti- e alla Torre Colombaia -popolata invece dai Corvi- si trova traccia dei Casini nobili e della Cappella dedicata a San Francesco di Sales, unico pezzo di un puzzle rimasto integro.

Siamo nell’epoca di Flavio Chigi -nipote di papa Alessandro VII– uno tra i più colti mecenati del 1600.

Il grande lusso di Villa Versaglia

Rientrato da un viaggio in Francia, e avendo visitato Versailles, fu ispirato da questo drappo di terra, al tempo proprietà del Principato di Campagnano. Lo acquistò e lo fece edificare per trasferirvisi l’estate con la famiglia.

Inondò le pareti di quadri che raccontavano le storie di battaglia e di caccia, i paesaggi agresti e anche i giochi tra i villani, fino alle scene di vita familiare. Ma non solo. Flavio Chigi fece fare un lavoro finissimo sui soffitti, donandogli luce con indorati, e grazia con dei dipinti leggiadri.

Torre della Villa Versaglia pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

I Giardini di Villa Versaglia furono creati come se fossero delle tele da riempiere di colori: comparvero busti di imperatori, fontane guizzanti, lunghe file di alberi da frutto, molto rari al tempo, e poi costellazioni di vigneti e uliveti fino a un’Uccelliera affrescata da Camillo Saraceni.

Si ha nota di tale benessere e stato della Versaglia dall’inventario redatto nel 1666 . Tuttavia la Villa non sopravvisse all’incuria e al ladrocinio, fu razziata di ogni tesoro esistente.

Dalle stelle alle stalle

Oggi non ha più quel fascino, non c’è traccia di quella bellezza artistica, anzi, risulta un sito pericolante, pronto a far cadere un altro tassello di sé. Alberi e liane si sono intrecciate alla dimora, la abitano, le fanno il solletico, la rendono particolare nonostante la decadenza.  Lo spirito della Natura si è imposto laddove un tempo si consumavano banchetti reali e balli, dove si intrattenevano conversazioni aristocratiche.

C’è stato un momento poetico nella sua lunga storia. E durante questo periodo la campagna scendeva fino a valle e ospitava attività d’eccellenza come l’apicoltura, l’allevamento dei bachi da seta, il pascolo di capre e pecore. Inoltre godeva di una popolazione piuttosto popolosa di daini, giovani levrieri, caprioli e gazzelle. In alto, dove oggi i corvi dominano la valle, scorrazzavano nutrite colonie di tortore.

Quando accadde che, la tenuta, a mano a mano esaurì la sua imponenza?

Villa Versaglia Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

L’uscita dei Chigi

La morte del Cardinale nel 1693, di certo fu l’inizio del suo declino.

L’ultimo inventario, datato 1771, registrò l’inservibilità dei locali e il deterioramento dell’intera struttura. Soprattutto dopo che smontarono il soffitto per imballarlo e trasferirlo a Castel Fusano, dove i successori di Flavio si trasferirono. Il soffitto era a travature reticolari, il perno portante dei locali. Tolto quello sarebbe di certo sopraggiunto il collasso.

La riforma agraria segna la fine della Villa Versaglia

Per circa due secoli non si hanno documenti sulla Villa Versaglia: è solo del 1950 un cinegiornale che riporta traccia della riforma agraria e della nascita degli Enti. Una riforma che toccò anche le terre su cui era costruita la Piccola Versailles.

Questo è il momento peggiore perché venne espropriata, divenendo uno dei cinquanta frazionamenti da riassegnare ai grandi proprietari terrieri. Fu l’Ente Maremma a prenderla in carico, senza più conferirle altra destinazione se non quella che la portò all’abbandono definitivo. Il Comune di Formello ne è entrato in possesso, dopo un lungo ed estenuante iter burocratico, solo qualche anno fa, recuperando in tal senso un patrimonio perduto di cui si potrebbe ancora mettere in sicurezza ciò che resta.

La quarta Chiesa di Formello

Molti di voi sapranno che abbiamo due Chiese a Formello. La Chiesa del Santo Patrono Lorenzo e la Chiesa di San Michele Arcangelo. In realtà c’era una terza chiesa che si trovava in cima allo Spannitore e ce n’è un’altra proprio all’interno della Villa Versaglia. Una piccola cappella, in realtà. Un unico ambiente sopravvissuto al tempo. Ha un portale di peperino con su lo stemma araldico e, all’interno, una volta ellittica, l’Altare maggiore e le quattro piccole sacrestie.

Chiesa della Villa Versaglia ad Sales Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Curandoci di questa superstite si difenderebbe la grande visione che aveva avuto il Cardinale Flavio Chigi di territorio.

Nel corso dell’ultimo secolo sarebbe bastato mantenere vivo il ricordo di San Francesco di Sales -a cui la cappella era stata dedicata- per rivolgere un’attenzione particolare anche alla Versaglia.

Trasformazioni

Per molto tempo il 24 gennaio, è stata la giornata in cui le scolaresche -accompagnate in processione- attendevano l’arrivo del Principe Chigi davanti alla cappella. Assistevano con lui alla funzione religiosa e poi aspettavano, con grande trepidazione, il momento in cui egli distribuiva loro le caramelle. Un fatto assolutamente straordinario per l’epoca.

Invece il silenzio stridente ha invaso, insieme alla Natura, ogni spazio. Antichi pipistrelli sono rimasti appesi nei locali incustoditi, così la filatura di ragnatele che ha catturato ogni profondità di questo luogo.

Sembra un fazzoletto di terra inespressivo eppure dai fasti ha ha saputo trasformarsi in una decadenza viva.

La Villa Versaglia e i suoi fantasmi

Esistono ancora dei sotterranei sconcertanti, un’antica cisterna che raccoglie le acque delle vallate di Montefiore e Sodera; una stalla circolare ben conservata e il leggendario passaggio segreto che conduceva fino al Palazzo Chigi, nel borgo storico di Formello.

Vive nella Torre il fantasma della Signorina, uno spettro paziente che siede composto, in attesa che anche gli ultimi ritagli di mura cadano a seppellire per sempre il respiro di Flavio Chigi.

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Vicino alla Villa Versaglia c’è la CATACOMBA DI MONTE STALLONE

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Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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