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Il Festival di Sanremo tra i nidi di ragno

di Emanuela Gizzi
Festival di Sanremo tra i nidi di ragno Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia 1

San Remo è conosciuta per il Festival omonimo mentre del Parco di San Romolo, si sente parlare poco ma è ideale per trekkers e mountain bikers

Luogo famoso non solo per il Festival di Sanremo

Il Festival di San Remo è oggi alla serata finale, il 70°anno di canzoni italiane tra polemiche e grandi successi. A me, Sanremo, fa pensare a un libro di Italo CalvinoIl Sentiero dei nidi di ragno, ambientato proprio nella città dei fiori.

Di Sanremo, Calvino, parla citando un borgo inesistente, Carrugio Lungo, mentre il Parco di San Romolo e il Monte Bignone sono i luoghi della Resistenza, dove si trovava il Sentiero dei nidi di ragno e il distaccamento dei partigiani.

Pin è il protagonista del libro, che -come ci avverte l’autore- era troppo grande per essere un bambino e troppo bambino per essere grande.

Attraverso il suo sguardo percorriamo angusti vicoli e ci soffermiamo di fronte al mare.

Il mare che era un torbido fondo di nuvola ai margini del cielo, si fa una striscia d’un cupo sempre più denso ed ora è un grande urlo azzurro al di là d’una balaustra di colline e case.”

Dalle pagine del libro

Dalle praterie alte e dagli arroccamenti la vista è esattamente questa, toglie il fiato, un mescolarsi di terra-acqua e orizzonti a perdita d’occhio.

PUOI PROSEGUIRE L’ARTICOLO “IL FESTIVAL DI SANREMO TRA I NIDI DI RAGNO”

A S C O L T A N D O   L ‘ A U D I O 

Si sale percorrendo sentieri scudiscianti, in bike, o seguendo le vie del CAI, a piedi, e si scopre che l’escursionismo, qui, è davvero una regola, proprio nei luoghi che Calvino devolve alla Resistenza.  Nel libro si parla di un casolare, dove si affumicavano le castagne, e poi di un fienile, dove la pioggia entrava brusca a ostacolare il riposo: posti che hanno soccorso, evidentemente, i nostri connazionali e che sono rimasti nell’immaginario storico, cari alla memoria collettiva.

Poi c’è appunto il famoso nido dove Pin, spesso, si rifugiava per allontanarsi dagli adulti e dove aveva nascosto la pistola rubata al militare tedesco, cliente della sorella prostituta, un luogo di nidi in mezzo a un bosco fitto di pini e castagni, il torrente che corre tra i sassi, le aquile, e l’erba.

Si possono fare strani incontri di alberi, molti dei quali talmente scavati da sembrare figure umane; oppure ci si può imbattere nel castagno più vecchio del versante ligure, con i suoi 800 anni di anzianità, marchiato WWF, un esemplare da abbracciare assolutamente per entrare in contatto con le rughe longitudinali della corteccia e il suo andamento a spirale.

Calvino ci racconta l’orizzonte

Lungo la Strada di San Giovanni (di cui leggiamo sulle pagine del libro), e una volta passato il cancello -da cui si dirama un mondo perfetto-, incontriamo un B&B, Cà di Pigai, con una incredibile vista sulla Riviera, un posto in cui intercettare la nebbiolina che sale all’alba e poi l’esplosione di colori che Calvino non manca di raccontarci.

L’alba andava scoprendo i colori, a uno a uno. Prima il rosso delle bacche, dei tagli zonati sugli alberi di pino. […] Poi l’azzurro: quello urlante del mare che assordò tutto e fece restare pallido e timoroso il cielo.

La Corsica sparì bevuta dalla luce, ma tra mare e cielo il confine non si quagliò: rimase quella zona ambigua e smarrita che fa paura guardare perché non esiste”

Ci sono due attrattive da non perdere nel Parco di San Romolo, anzi tre, ma la terza più che un luogo ha a che fare con la cucina.

  • La Santa Bauma, ovvero la Grotta in cui trascorse gli ultimi anni l’eremita Romolo;
  • il Castellaro, in cima al comprensorio di Sanremo, un antico recinto, le cui fortificazioni -in legno e pietre a secco nate per difendere il popolo e gli animali dalle invasioni- sono un elemento architettonico che risale addirittura all’Età del Bronzo e del Ferro;
  • e infine i funghi, insaporiti dalla salsedine, che vengono serviti a tavola -quasi sempre freschi- come condimento ultimo dei tagliolini di semola con zucca.
La pigna a Sanremo Autore Idéfix Source www.wikimediacommons.it

La pigna Autore: Idéfix -Source: www.wikimediacommons.it

Nel centro storico la vera Sanremo

Lasciandoci dietro l’entroterra, l’attenzione non può che andare a Carrugio Lungo, questa frazione di Sanremo, descritta ne “Il sentiero dei nidi di Ragno”, che però non esiste o -se esiste- va rintracciata nel centro storico, La Pigna, oppure tra i vicoli più stretti e angusti della città.

Forse il Vico di Luna? O il Vico Pepe? Oppure il Vico della Rosa?

Per arrivare fino in fondo al vicolo, i raggi del sole devono scendere dritti rasente le pareti fredde, tenute discoste a forza d’arcate che traversano la triscia di cielo azzurro carico.

Scendono diritti, i raggi del sole, giù per le finestre messe qua e là in disordine sui muri, e cespi di basilico e di origano piantati dentro pentole ai davanzali, e sottovesti stese appese a corde; fin giù al selciato, fatto a gradini e a ciottoli, con una cunetta in mezzo per l’orina dei muli”

Ecco, a perdifiato, dentro questa onnipotenza descrittiva, il piccolo Pin cercava di correre via dai coetanei e poi dagli adulti che lo deridevano inseguendo Lupo Rosso fino in mezzo ai partigiani.

Questa città si riconosce più nel centro storico La Pigna che nel Festival di Sanremo. Come una pigna, appunto, questo piccolo borgo si raccoglie intorno alla collina, divenendo -così- faticoso da visitare.

Prima di farsi attrarre dalle Rivolte di San Sebastiano –la strada a gradoni, coperta, su cui pesano i lavori di ristrutturazione da anni- butta un occhio in via del Pretorio, al civico 5 è possibile rintracciare uno dei sovrapporta che un tempo adornavano tutti gli ingressi di Sanremo.

Ariston Festival di Sanremo Fonte facebook.comcittadisanremophotos

Resilienze, fantasmi e traguardi famosi

Io che mi lascio facilmente coinvolgere dalla resilienza non posso mancare di notare elementi che raccontano più di un segreto, sopravvissuti a tutto: nella Chiesa di San Giuseppe, ad esempio, ho scovato un altare in pietra che per i bassorilievi istoriati potrebbe sembrare un sarcofago ma in effetti non lo è e non è nemmeno un altare.

La storia è ben diversa: il sacerdote recuperò un vecchio abbeveratoio per muli, che un tempo si trovava nella rimessa per carrozze, alla stazione ferroviaria, e gli diede una seconda vita, così come il fonte battesimale, un tempo pozzo da giardino.

E non posso lasciarmi sfuggire i fantasmi che vivono ancora nelle case: in casa dei Manara (via Palma 21) è rimasto nell’aria il passaggio di Papa Paolo III che vi soggiornò prima di arrivare a Nizza nel 1538; e nel Palazzo dei Conti Sapia Rossi (via Montà 18) è rimasta zelante la presenza di Napoleone Bonaparte che passò per Sanremo nel 1794.

Io non sono una sportiva, direi, però mi piace visitare i posti che hanno un valore e quindi non posso non consigliare, soprattutto se si è amanti della due-ruote, Poggio e la famosa ultima salita della Milano-Sanremo. Una serie di tornanti sfiancanti si arrampicano da Capo Verde -sul litorale- per poi procedere verso Via Roma, dove un bel traguardo decreta, ormai da trentuno anni, il ciclista vincitore.

Pensierino sul Festival di Sanremo

Il Festival di Sanremo quest’anno si è anticipato nelle polemiche: prima con le presunte frasi “sessiste” del conduttore, Amadeus, che è rimasto imbrigliato e sconcertato dalle accuse, e poi con la partecipazione di un cantante dal passato artistico -molto discutibile-, Junior Cally, il quale, ha portato sul palco una canzone politica contro il populismo e il razzismo. I giudizi è facile darli, soprattutto se, vengono manipolati da chi beve mojito sulla spiaggia.

Invece è un bel Festival dove a trionfare sono i valori e la lingua italiana. Io tifo Tosca, e tu?

Allora mi affido a una frase di Calvino, per concludere questo articolo, che è quasi un incitamento a non dimenticare che siamo liberi perché altri sono morti prima di noi e che, dove hanno camminato loro, noi camminiamo oggi.

Quante sono le strade che partono dai nidi di ragno, quale è stato il prezzo pagato per chi ha scelto di andare lontano, portami ancora là, dove il vento è pronto a soffiare, a trovare ogni passo perduto”.


V I A G G I   E   C A N Z O N I ,   L E G G I   A L C U N E    C I T A Z I O N I   

C H E   H O   S E L E Z I O N A T O,

O P P U R E   A L T R I   A R T I C O L I   D I   P O S T I   A   M E   C A R I :

Il luogo del cuore di Nonna Lucia

Cabo da Roca, più a Ovest d’Europa

Sospesa sul Ponte di Oporto. Portogallo

 

 

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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2 commenti

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Emanuela Nizzi 9 Febbraio 2020 - 09:47

Bravissima Emanuela,
Il tuo pensiero tradotto in parole è stato coinvolgente, emozionante. L’analogia con Calvino è stata strepitosa.
Il percorso dei sentieri da te descritti sono stati ,molto rappresentativi, ne ho percepito odori e voci….
Complimenti

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Emanuela Gizzi 16 Febbraio 2020 - 18:37

Grazie. Prendendo spunto dal Festival mi sono ricordata di questo libro e di alcune riflessioni che mi ero appuntate.
Sono contenta di essere riuscita a dargli uno spazio nel blog. Grazie ancora. E comunque Calvino è Calvino!

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