Home IL CREMERATrekking con gli Etruschi Il Crèmera spacca Formello in due

Il Crèmera spacca Formello in due

di Emanuela Gizzi
Crèmera al Sorbo PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Il Crèmera e Formello sono legati da un paesaggio dolce, quell’estensione dove il torrente riesce a modellare la sua forma e generare una natura bella

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Il Crèmera è Formello? in fondo il suo corso d’acqua lambisce le Valli del Sorbo. Gran parte del suo percorso si snoda nelle terre di Veio. Ma non si può minimizzarlo. Il Crèmera è tanti luoghi e anche tanti altri torrenti.

Sotto “Il casco delle Cornacchie”, questo strapiombo da dove, secondo una leggenda, cadevano le Cornacchie -data la vertiginosa altezza-  il Crèmera celebra la sua più intima bellezza. In questo luogo l’acqua sorgiva incontra le altre tre sorgenti e insieme iniziano la loro corsa. Il primo luogo dove il torrente forgia il carattere e rapisce la magia del bosco sono le Gole dell’Inferno, una sognante zona piena di misteri.

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La biosfera lo ingloba in un habitat protetto che gli permette di ospitare, nel suo letto, la riproduzione della Salamandrina dagli occhiali, un anfibio minutissimo, altrimenti in via di estinzione.

Si purifica in questo tratto, gli alberi gli cadono addosso, le felci, le radici, le cortecce, vi attingono come fosse una grande acquasantiera, forse per incontrare con rispetto il sovrastante Santuario della Madonna del Sorbo.

Si addolcisce nelle valli, diventa il fontanile degli animali al pascolo, il protagonista più fotografato, lo specchio per il cielo e il narratore di tante storie. Incede con passo lento e si getta ai piedi del Vecchio Mulino, in una cascata che vuole dire la sua nonostante l’ambiente dimenticato.

Le Piscine PhotoCredit emanuela gizzi Mapping Lucia68

A forma di magia

Attraversa un bosco muschiato, magico, con alberi che sembrano usciti da Alice nel Paese delle Meraviglie per poi languire in un’ampia ansa, chiamata Le Piscine. Un tempo, in questi bacini, le generazioni che mi hanno preceduta si andavano a fare il bagno. Era un luogo di schiamazzi e risate, insomma.

Prosegue verso Grotte Franca, un alveare selvatico di piccole grotte abitate da cinghiali. In questo tratto il colore del Crèmera, cambia un pò, divenendo verdastro –prima- smeraldo -poi-. Fino a toccare punte di bianco nei tratti dove incontra le cascatelle.

Si incanala, per un lungo corridoio abitativo, dividendo Formello da Le Rughe. Da una parte il borgo dall’altra il centro residenziale e commerciale, appendice del Comune.

Nello spettro di Formello, prima di arrivare a Veio, incontriamo due cunicoli di estrema importanza: il geosito di Albereto e il Cunicolo di Pecoio. Inoltre, su una collina, spicca -come nessun’altro luogo di sepoltura- la Tomba dei Leoni ruggenti che, tra le tante peculiarità di questo territorio, è un cardine dell’Etruria visti i fregi scoperti al suo interno.

Il Crèmera, lasciatosi alle spalle il passo boschivo, sconfina verso Roma, laddove incontra la storia etrusca, incontra l’urbanizzazione, la cassia bis, e infine il Tevere.

Fosso del Lavatore PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Ramificazione d’acqua

Dalla Sorgente alla Foce si gettano nel Crèmera tanti piccoli Fossi.
Il Fosso della Cascata dell’Inferno, il Fosso della Mola dei Monti -che proviene da Campagnano-, il Fosso della Torraccia -che si può rintracciare dalla Cassia bis nei pressi della Torraccia del Bosco-. Poi, ancora, il Fosso del Monte Lavatore e quello di Pantanicci -nel territorio urbano di Formello-, il Fosso de La Selvotta -in zona Olmetti-. E, per ultimo, il Fosso del Piordo -nel pianoro di Veio, sotto Isola Farnese-.
Ci sono dei luoghi raccontati da questo torrente che non possono essere semplicemente inghiottiti dalla radura o dall’asfalto.
Luoghi come il Ponte Sodo o il Colombario di Porta Capena, luoghi come Bagni della Regina o la Tomba delle Anatre.

Basta semplicemente custodirne il rumore che fa quando passa. Si può sentire quella tempesta etrusca che ancora percuote i cunicoli. Si può appurare il valore di un’ingegneria idrica, tanto lontana quanto attuale.

C’è una mappa che può tracciare le mie parole, che ubica luoghi, ramificazioni, cunicoli, una mappa culturale: è indispensabile vederci dall’alto. Capire che siamo piccolini ma, che, il nostro impegno, verso la vita ereditata, deve essere di custodia, e non il contrario.

 

 

 

 

 

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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