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Presentazione del Libro “Dal Vento al Vento”

di Emanuela Gizzi
Presentazione del Libro Dal Vento al Vento Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Durante la presentazione del Libro “Dal Vento al Vento” si sono incontrati tutti i demoni ma gli angeli li hanno sconfitti, con garbo

Cullata dagli eventi

La presentazione del Libro “Dal Vento al Vento” ha sfidato il vento. Il 13 dicembre del 2019 la tempesta di Santa Lucia si è abbattuta a Formello come a Roma.

E il fatto che lo StudioArte San Sebastiano fosse comunque pieno di persone mi ha intenerita. Ho pensato al bene che contrasta il male mentre un cielo pazzo e rumoroso faceva venir giù alberi e incasinare strade. 

Era la mia presentazione. Dopo un’attesa di due anni, varie vicissitudini.

Stamattina, raccontavo a un’amica nel centro Storico, Silvia, che -improvvisamente- il giorno dopo, ho sentito le ossa rilassate. Avevo uno strano caldo, nonostante l’aria pizzicasse il naso, una pacatezza come dopo un’ubriacatura.

È stata una serata di magia. L’abbraccio delle persone mi ha stritolato il petto. Non ero emozionata, devo dirlo, non ho pianto, mi sentivo pronta a godermi la presentazione.

Ho avuto delle donne incredibili al mio fianco che mi hanno raccontata, hanno letto le mie poesie, venduto i miei libri, quindi io mi sono sentita ospite dentro il mio stesso evento. Non nego che in fondo, forse, lo volevo. Qualche giorno prima, qualcuna di loro, mi ha chiesto, scherzando “ti ricordi che hai la presentazione, si?”, qualcun’altra -invece- più preoccupata di non rendere giustizia alle mie poesie mi ha detto “ma non facciamo le prove generali ?”

Vi lascio immaginare dieci donne insieme.

Tanti sentimenti tutti in un momento

Ho vissuto una settimana intensa ma senza ansia. Forse perché ero più felice che tesa.

Una volta preso in mano il libro ho sentito crescermi dentro tutto quel sentimento espresso in parole, nelle fotografie. Ho sentito vibrare le pagine. Un sentimento che ha espresso bene la mia amica Italia che in un post ha scritto:

Ieri il vento ha buttato giù due alberi, ma non l’ha fatto apposta. È successo nello stesso istante in cui qualcuno ha aperto questo libro per la prima volta, non sapeva che la potenza chiusa tra quelle pagine, fosse così dirompente”

Per ricordare nonna Lucia ho messo insieme un video fotografico, di alcuni momenti carini, e come sottofondo ho lasciato scorrere una traccia audio con la sua vocina.

Lei era solita recitare a memoria tutte le poesie della sua infanzia e io allora, una sera delle nostre, le ho detto: ti registro, così mi restano. Non poteva esserci un modo di più bello per aprire la presentazione del libro “Dal Vento al Vento”.

Un frammento

Nonna aveva la tenerezza di una bambina quando ripeteva le poesie. Vi racconto un aneddoto. Un giorno, tornavamo da Amandola. Mi ricordo siamo partite di notte, sarà stata l’una, alla fine della Festa del Beato Antonio, i fuochi d’artificio, la sfornata dei cornetti caldi.

E, sulla strada tortuosa che corre tra i Monti Sibillini, mi ricordo, ci fece una domanda fatale: la conoscete la poesia di Pia de’ Tolomei?

Il nostro no, le fece illuminare lo sguardo. Iniziò, così, a recitarla. Pia de’ Tolomei, che ho poi scoperto essere un libretto di circa una quarantina di pagine, non è solo una storia molto triste, ma accorata e lunghissima.

Lei la cantilenava fitta fitta, senza perdersi, senza fare pause. Sembrava una ninna nanna. E, dopo un’ora, ci siamo guardate, siamo sbottate a ridere. Non ne potevamo più ma, allo stesso tempo, eravamo stordite dalla tenacia della sua memoria. Lei rise dopo poco, con uno dei suoi sorrisi buffi. E si fermò.

Nonna Lucia Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

I cento anni

Il 13 dicembre sarebbe stato il suo centesimo anno di età, e anche il suo onomastico. Mi ha fatto piacere scriverlo sulla prima pagina del libro e popolare di amore un giorno dell’anno che fino a nove anni fa era di grande festa.

Abbiamo riacceso quel fuoco. Lo abbiamo fatto insieme.

Ho stimato chi è arrivato alla presentazione del “Libro dal Vento al Vento”, perché non si è fatto scoraggiare dal buio minaccioso della tempesta.

Le mie care amiche hanno prestato le loro voci alla narrazione, mi hanno stupita, si sono commosse, e io scherzosamente ho scritto loro: è tutto merito mio, se aveste provato, e riprovato, sarebbe risultato -forse- più preciso, ma meno sincero. Invece me le hanno restituite integre.

Loro sono parte della mia vita da sempre: chi dall’asilo, chi dalle superiori, chi per politica, chi per progetti comuni, ma, sono certa, tutte mi sono state presentate dal destino. Incontri fortunati che non si sono mai persi e che, se pure hanno avuto delle piccole interruzioni, resistono al tempo.

Sentirle interpretare i miei pensieri più profondi è stata solo l’ultima delle mille cose fatte insieme.

Contributi

A Italia Sica, ho lasciato il compito di introdurmi e lei ha saputo scucire e ricucire, ha sentito le pagine nelle mani, le ha risistemate come se fossero tasselli di un puzzle. Ha acceso piccole luci, dato -in pasto al pubblico- la sonorità del mio pensiero. Non si è limitata a tradurre ciò che ha letto, ha rilanciato quel messaggio che mi porto dentro da sempre, cioè che la poesia è una fonte pulita di bellezza in grado di contrastare l’indifferenza, le atrocità del mondo.

Quindi il filo del discorso lo ha raccolto Sonia Martelloni che, nella ricchezza dei suoi colori, ha preso una tavolozza e ha dipinto il mio ritratto, vizi difetti e virtù. Lei mi ha regalato anche la cornice, un laboratorio-ex cantina piena di passi, di pennelli, di quadri, di storia e di ricordi.

Nessun altro posto avrebbe potuto sposare il vento che riga le pagine del mio libro. Un posto del cuore, nel cuore del quartiere Spannitore.

E infine Orietta Battistelli, mia zia, che si è avvicinata e mi ha sussurrato con emozione: mi piacerebbe dire due parole. Ma non ha voluto parlare da zia, più da mia ex insegnante delle elementari, quando cioè, già allora aveva notato la mia chiara predilezione per l’italiano. Nel riallacciare insieme questi due tempi così distanti mi ha ricordato di quanto siano state fondamentali le insegnanti che ho avute nel corso degli studi, sia quelle che mi amavano sia quelle che mi contrastavano.

Dal Vento al Vento con dedica

Autografare il proprio lavoro è un momento idilliaco. Forse gli scrittori non vi dedicano tanto tempo, io mi ci crogiolo. Successe nel 2012 quando firmai Farfalle, e è successo anche quest’anno. Fare una dedica non è l’ultimo carro di una presentazione, ma l’inizio. Soprattutto se, chi ti passa il libro, è qualcuno che conosci e a cui non stai vendendo un libro ma donando te stessa.

Sara Fianchini mi ha scritto:

Tra illusione e realtà, parole fragili come cristalli, a fermare il tempo, a trattenere emozioni”

e, se questo è stato ciò che è arrivato della presentazione del libro “Dal Vento al Vento”, il minimo che potessi fare era scrivere qualcosa di più della mia firma.


Grazie a: Antonella Ponzi, Ersilia Antoniucci, Cristiana Altarocca, Veronica Steazar, Marina Buccali, Loredana Curzio, Emilia Giugliano, Giuseppina Lai, Alessandra Finazzi, Emanuela Finocchietti

a Italia Sica, Sonia Martelloni, Orietta Battistelli

e a mia madre che ha imbandito con le sue preziose mani l’aperitivo!


S E   V U O I   P U O I   L E G G E R E   A N C H E :

Le poesie del libro “Dal Vento al Vento”

Le fotografie del libro “Dal Vento al Vento”

Il luogo del cuore di Nonna Lucia

 

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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