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Stiamo morendo d’altro

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Una pace apparente,
rifinita d’intrugli
si muove intorno,
come un’acqua miracolosa che fa pensare al bene
e invece nasconde siccità.
Stagioni che non si rinnovano, che precipitano,
democrazie che saltano,
il bisturi del medico farebbe meno male.

Frullati dentro questa finta vita,
finta acqua,
vestiti da mode momentanee a cui si abbocca,
ipnotizzati dai post d’odio
e mala-responsabilità.
Avatar contro Avatar
che nemmeno le mascherine sanno mutare.

Spreco di cultura, di amicizie, di libertà,
anche se liberi non lo siamo mai stati.
Ma ora la pace apparente sta deflagrando
e la parola libertà viene gridata a pieni polmoni,
da chi vuole tornare a una vita normale
da chi vuole decidere cosa fare del proprio corpo.
La verità è che l’abbiamo persa quando siamo venuti al mondo,
in questo mondo qua.

Basta… Gridare. Insultarsi. Ammalarsi.
Solo il vento è libero e sa dove andare
a noi restano i fuochi dei vulcani, le piene dei fiumi
la terra che scotta di radioattività
la grandine grossa come il pugno di una mano.
A noi resta il politichese, accodarci agli altri Stati
mentre una volta insegnavamo le Arti, le Scienze, i gesti d’umanità.
A noi resta di guardarci negli occhi
fare i conti con i mostri che abbiamo creato.
Senza più acqua però
perché la Terra non è una vacca da mungere
e non è un disegno nell’Universo con il mare dipinto.

La Terra è un bene che non ci appartiene
che abbiamo tradito, sperperato, plasmato all’uomo,
che abbiamo inaridito, bruciandolo,
soffocando il grido degli animali.
Ora siamo noi a gridare
perché stiamo morendo,
e non di virus!
Moriamo della finzione che ci siamo costruiti intorno.

 

 

 

 

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