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Via Francigena o “passerella”? Da Road To Rome a Insuperabile

di Emanuela Gizzi
Via Francigena Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

La Via Francigena in due giorni diversi, con due gruppi diversi, tante storie, tanta strada, dal Santuario della Madonna del Sorbo, a Formello fino ad Isola Farnese

Della Via Francigena cosa penserebbe Sigerico oggi? Me lo chiedo spesso. Il vero pellegrino esiste più? Da Canterbury alla Terra Santa, questa strada antica è diventata una “passerella” importante.
C’è chi la utilizza per farsi notare e avere più click, chi per farsi ascoltare, chi per portare sotto gli occhi delle Istituzioni -piuttosto sorde- disagi e manifesti sociali. Un palcoscenico di gambe che marciano e cercano nella strada la soluzione per respirare. Soprattutto dopo la Pandemia.

Tutto inizia per un errore

Cosa vi posso dire di queste due giornate di cammino piene d’emozione? Che a un certo punto non senti più i tuoi passi, ma ascolti il rumore degli scarponi degli altri. Questo suono è l’umanità che si mescola, è la condivisione di una storia, è un silenzioso movimento. Mi succede così, resto in ascolto dei respiri mentre mi passano vicino. So che vengono da molto lontano e guardo il loro sudore scivolare in basso, depositarsi in piccole stille sulla terra, arida da mesi.
La polvere sale da sotto agli scarponi, il percorso lo conosco, è la Via Francigena, l’ho già fatto ma sembra che a seconda di chi siano i tuoi compagni, questo vari. La luce e i paesaggi non sono mai gli stessi.

Dovevo incontrare un’amica che stava scendendo da Bologna. Mi aveva detto “eccomi, sto arrivando”, e quindi io sono andata ad accoglierla il 9 Settembre al Santuario della Madonna del Sorbo. Ma il gruppo arriva, il mio sorriso è pronto per lei, e lei non c’è. Non la vedo. Allora le messaggio “Tina, ma dove sei?”
Lei mi risponde “A Vetralla, Emanuela”.
Capisco di aver confuso i gruppi, allora mi dice che sarà al Santuario due giorni dopo, cioè sabato 11 Settembre.
I due viaggi, partiti da lontano e arrivati a noi, sono strettamente diversi e lontanamente uguali. E mi felicito di non aver scritto nulla a caldo rispetto al primo, così posso fare un confronto e mettere giù delle parole che siano degne di questa doppia esperienza.

La Via Francigena tra due mondi

Via Francigena il passaggio di Road to Rome a Veio Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Il passaggio dei Pellegrini in zona romana

Perché strettamente diversi e lontanamente uguali?

Perché tanto clamore il primo, Canterbury – Roma, blogger al seguito, attenzione mediatica; quanto silenzioso il secondo, Gran San Bernardo– Roma, un ragazzo con una videocamera, nessun blogger nei paraggi.
La prima è una staffetta per celebrare il 20° anniversario della fondazione della Via Francigena avvenuta il 7 aprile 2001. In cammino lo staff di AEVF (Associazione Europea delle Vie Francigene). Il progetto si chiama Road To Rome 2021.
La seconda è una staffetta della solidarietà organizzata da diverse associazioni tra la Sardegna e la Lombardia e formata da genitori e figli che camminano insieme. Loro sono ragazzi speciali e il progetto si chiama Insuperabile.

ROAD TO ROME 2021

Il 9 settembre dunque ero ad aspettare la mia amica. Quando non l’ho vista ho deciso comunque di rimanere con il gruppo Road to Rome per saperne di più.
La mia attenzione, e qualcuno direbbe “ettepareva!”, non è andata però allo staff dell’AEVF, non saprei nemmeno descriverli al momento, ma a tre ragazzi che non conoscevo e che portavano zaini alti quasi quanto loro stessi. Mi ha incuriosita questa disparità: da una parte pellegrini con carichi leggeri, dall’altra pellegrini con palazzi di vita sulle spalle.
Anche quando conobbi la mia amica Tina andò così. C’era un gruppone che seguiva l’atleta paralimpico Andrea de Vicenzi e io ricordo di aver parlato solo con lei. Quelle affinità che penso capitino a chiunque di noi.

Vivi ogni Respiro

I tre ragazzi, scopro dalla loro stessa voce, non sono solo pellegrini. Anzi, in questo caso hanno messo il pellegrinaggio in seconda battuta per dare spazio ad argomenti urgenti.
Come spesso succede la vita fa cadere un po’ di dolore dove gli pare, ma a volte c’è chi questo dolore lo sa trasformare in mezzo. Massimo e Alessio portano in viaggio Vivi ogni respiro un progetto valoroso che raccoglie fondi da dedicare alla Lega italiana per la fibrosi cistica. E grazie ad un progetto di tele-medicina hanno portato le cure a casa dei malati durante questo periodo di grande difficoltà.
Alessio Tomasella ha 38 anni e ha la fibrosi cistica, le cui aspettative di vita non superano i 40 anni. L’ho visto sempre sorridere lungo il percorso ed ha uno sguardo infinito. Quando mi ha sorpassato sulla salita del Sorbo e, ovviamente, ancora non conoscevo la sua storia, il mio pensiero è stato: ma è bionico? Subito dietro sfrecciava Massimo, lo stesso passo autorevole, consapevole, impavido.

Alessio Tomasella, Massimo Pedersoli e Daniele Matterazzo sulla Via Francigena Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

da destra: Massimo, Alessio e Daniele

Sulla Via Francigena per donare

Massimo Pedersoli è un gigante, non tanto per l’altezza quanto per la sua esperienza di camminatore. Ha una pagina che si chiama Walking for Charity, e cammina per aiutare gli altri.
Ha camminato per i bambini di Chernobyl e per i bambini affetti da autismo, e ora cammina per Alessio e i malati di fibrosi cistica. Si sono incontrati sul Cammino di Santiago la prima volta, e poi di nuovo l’anno scorso sulla Via Francigena.
Insieme stanno percorrendo 4.200 km e unendo la Via Postumia, la Via Romea e la Via Francigena partendo da Calè. Capisco solo in quel momento che non hanno nulla a che vedere con la Road To Rome ma che si sono solo aggregati. E in un certo senso capisco anche la disparità di zaini.

La Via Francigena e il riscatto

Daniele Matterazzo incontra entrambi su questo cammino e i tre si legano come fossero vecchi amici. Tra loro si avverte una sintonia estrema, qualcosa a cui si può fare solo da spettatori.
Daniele ha avuto un bruttissimo incidente a 15 anni che gli ha lasciato una disabilità al braccio sinistro. È stato un calvario lunghissimo il suo, un anno in ospedale e poi un infinito tunnel nero dal quale è uscito solo l’anno scorso. Il Cammino di Santiago gli ha regalato il mondo, da lì ha voluto solo aprire gli orizzonti.
E così, per ringraziare l’Ospedale e i medici che lo hanno salvato e aiutato, ha deciso di camminare per il Reparto di Pediatria di Padova. Oggi si è ripreso la sua vita. Scrive le sue tappe su Aleternactive.Trekker.

Ho rubato il passaggio di una frase che ho trovato tra le sue cose:

Solitamente non ricordo i sogni ma l’aver sognato in compagnia di altre anime viandanti l’ha reso più vero del vero. Quel vero da cui non ci si può spogliare né far finta di non aver visto, percepito, sentito, udito, toccato. Sarò del segno dei gemelli e quindi sognatore ma la realtà ordinaria non ha nulla a che a fare con tutto questo. Mi auguro di non svegliarmi più.

Fiori di Luna in viaggio verso Santa Maria di Leuca

Avevo portato con me solo due sacchetti dei Fiori di Luna di Nonna Lucia. Ho avuto, come dire, l’esigenza di regalarli a loro. Massimo mi ha detto subito: ne regalerò un po’ in giro, mentre cammino. Ieri ho visto un suo post in cui parlava della mia storia. Mi sono molto emozionata. Grazie davvero.

INSUPERABILE

Via Francigena Insuperabile staffetta Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Altro giorno altra tappa. Finalmente arriva la mia amica Tina. E stavolta eccola, con il gruppo dei genitori e ragazzi autistici che hanno preso il testimone della staffetta da Bolsena.
Mi rendo conto subito perché l’hanno chiamata Insuperabile, perché loro sono insuperabili. Genitori coraggiosi e figli di una tenerezza che straccia il cuore. Sorridono, cantano, gridano, fanno piena l’aria del Santuario che è sempre così mite. Non abbraccio Tina, ma le nostre braccia mimano un abbraccio e ci basta quello, nonostante tutto.

Mi presenta subito i protagonisti di questa incredibile storia. I custodi di un mondo che rispetto a quello “principale” viene lasciato indietro troppe volte. Qui non ci sono persone che camminano per stare su un blog, gli farebbe comodo in realtà, perché i messaggi di questo tipo servano a scuotere le coscienze. Vedo solo persone normali battersi per un sacrosanto diritto. Quello di essere trattati come tutti gli altri.
Il mio blog è un granello, se lo si legge a fondo guarda spesso agli ultimi, non riuscirò a dare loro la visibilità che meritano, però spero di  fare qualcosa per loro nel mio piccolo.

Una parola importante sulla Via Francigena

E allora eccoci a parlare del perché stanno camminando, di come faccia un genitore a decidere di partire sapendo a quante difficoltà andrà incontro. Sono come tre cammini in uno solo. E la bandiera sotto cui viaggiano si chiama Inclusione, un termine che -sono sempre più convinta- dovrebbe essere insegnato nelle scuole.

Inclusione.
Mi fermo a riflettere sul termine. Siamo davanti alla Porta Santa del Sorbo e vorrei solo che questa potesse fare da cassa di risonanza, gridare al mondo e alle altre porte sante “inclusione!”.
Sì, perché includere chi ha avuto meno fortuna, pensate, è un fatto per cui bisogna fare delle campagne di informazione. C’è gente che non sa cosa significa dare pari diritti a un ragazzo autistico. Non è incredibile?
Cioè, i genitori si mettono in cammino, affrontando tanti disagi, per accendere i riflettori su una parola che dovrebbe bastare da sola a farne comprendere il significato. La società, noi tutti, non ci impegniamo abbastanza per le persone meno fortunate. Le istituzioni si fanno le fotografie con i pellegrini autistici, ma poi scompaiono nella realtà dei fatti. Dove sono? Perché non sostengono questi ragazzi splendidi?

La voce dei genitori

Avrei voluto foste tutti lì oggi. A guardare una carezza o un bacio dato da una madre a un figlio, da un figlio a un padre. La tenerezza scivolare dalle dita agli occhi, dagli occhi al cuore. Quadri colorati, pieni di autenticità. Queste sono le storie che vanno raccontate, questi sono i veri pellegrini della vita. Pierangelo, il papà di Federico, mi ha detto:

Forse dirò una cosa banale ma il cammino, come la vita, ti mette di fronte a delle difficoltà enormi, è importante non affrontarle da soli”

Già. Questo è un elemento di grande forza per loro, sapere di esserci l’uno per l’altro. Se un figlio si ferma tutti gli altri genitori corrono in aiuto e questa bellezza tra le mani è un dono, una specie di tesoro che solo pochi sanno trovare.

Via Francigena le associazioni di Insuperabile la staffetta Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Il cammino per ridurre il gap

Roberto, il papà di Marco, sta facendo questo cammino per riuscire a trovare sempre nuovi modi per aiutare il figlio. Entrare in quel gap, fermo tra loro, che è come un mostro invisibile. Marco, da quando è partito, si è adattato subito ai nuovi ritmi e alla diversa quotidianità, per esempio siede a tavola con tutti gli altri durante i pasti. Un comportamento che ha adottato da solo senza che qualcuno glielo chiedesse. Mentre a casa non lo fa mai.
E questo papà era così felice di quel “piccolissimo” traguardo del figlio, che l’emozione di vederlo gioire mi ha investita di commozione.
Loro hanno trovato nell’Associazione Diversamente ODV e nel Progetto Filippide una casa comune in cui proteggere i propri figli, costruire per loro, e con loro, un mondo meno “disattento”.

Prossimo progetto “La Francigena in Tandem”

Roberto, il papà di Riccardo, mi racconta l’evoluzione della sua vita dalla fondazione di PedalAbile, questa associazione che si avvale di specialissimi Tandem per promuovere l’inclusione. E a un certo punto mi dice:

In due anni ho raccolto quello che non ho raccolto in 50 anni di vita”

Che straordinarietà, che persone perbene. Quanta forza si prende da loro.

“Sua Maestà” Merilù

A queste due realtà si aggiunge Maria Luisa Garatti che, con la sua associazione Se Vuoi Puoi, ha coraggiosamente dato uno schiaffo all’apatia e ai pensieri negativi.
Quindici anni fa le hanno diagnosticato la sclerosi multipla, da lì in poi è stato come entrare in una voragine distruttiva. Poi il sole, il riscatto, la voglia di farcela comunque. Lei è una donna piena di vita, mette le gambe a disposizione di chi non può camminare e corre perché ha scoperto che le distanze, se esistono, sono solo mentali.
Anche lei è un’insuperabile e con l’ASD Rosa Running Team ha dato valore al suo corpo, lo ha messo in condizione di partecipare perfino alla Maratona di New York. Lei e altri 7 ragazzi sono stati tutti lì, insieme ad altri atleti, e ce l’hanno fatta, hanno superato l’arrivo e non si sono fermati più.
Lei ha collezionato finora ben 11 maratone. E inoltre ha scritto un libro in cui la potenza femminile viene fuori come un’onda, si intitola “Sua Maestà – Correre al di là della sclerosi multipla”.
Poi vi dirò com’è, me ne ha regalata una copia con su una dedica che io giro a tutti:

Ricordati che il meglio deve ancora venire”

Grazie

Non posso concludere questo articolo senza ringraziare il medico – cardiologo e allenatore Gabriele Rosa che mi è stato nominato praticamente da tutti loro. Il Dottor Rosa ha organizzato l’evento Insuperabile con la Libera Accademia del Movimento Utile ed ASD Rosa Running Team.

Tina A Palazzo Chigi di Formello Pht Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Tina

E soprattutto non posso non ringraziare Tina , questa donna straordinaria, piena di sole, di grazia, di altruismo. Cosa c’entra lei con il gruppo dei ragazzi autistici? In realtà si è accodata per dare una mano, senza conoscerli, mossa solo da quel grande senso di umanità che si porta dietro. Esistono persone così, per nostra fortuna, che riparano la società, non la mandano a fondo. Un abbraccio a Nino, suo marito, che non era con lei solo perché ha avuto un problema fisico ma che ugualmente ha un cuore grande grande.


PER APPROFONDIRE LA GALLERY FOTOGRAFICA DEL ROAD TO ROME 2021 


LA TAPPA CON ANDREA DE VICENZI SULLA VIA FRANCIGENA FORMELLO


 

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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