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Scopertura della calotta di San Michele

di Emanuela Gizzi
Calotta prima del descialbo PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia (9)

La calotta di San Michele Arcangelo è nascosta dall’altare, solo entrando lateralmente si può accedere al nuovo ciclo di affreschi rinvenuti di recente

Assistere alla storia

Non ho potuto partecipare, purtroppo, alla scopertura della calotta di San Michele, ma qualche tempo fa ho potuto visionare alcune parti di affresco durante il descialbo.

Emergevano pezzetti di colore che potevano essere mani o visi, lembi di stoffe, forme architettoniche e, mentre la mano della sopraintendente ai lavori, Stella Mitri, tirava via l’intonaco, sono rimasta ipnotizzata nel sentire il tempo scorrermi davanti agli occhi. Come guardare a una tempesta che spoglia gli alberi.

Restauri calotta San Michele Arcangelo PhotoCredit Emanuela Gizzi Mapping Lucia

Ho seguito i suoi gesti, ho fatto qualche scatto e -quando la Mitri ha estratto una siringa è ha iniettato un prodotto nelle crepe- mi sono detta che avrei dovuto studiare archeologia. Un lavoro in cui si destruttura e si ricostruisce, mi fa pensare a un tempo speso bene. Un tempo, tra l’altro, a metà tra il passato e il futuro, si è lì, dentro quella crepa, quella frattura friabile, essere il chirurgo che la ricucirà.

Stand-by

L’impalcatura riempiva lo spazio dietro l’altare e l’archeologa si muoveva come se fosse parte di un’altra dimensione. La luce gelida, la temperatura dell’aria anche. Tra le mani le comparivano diversi pezzetti di vita, un puzzle enigmatico, meraviglioso. Da quelle scrostature fuoriusciva il calore umano di chi li aveva dipinti.

Calotta dipinta a San Michele Arcangeloemanuela gizzi Mapping Lucia64

Non potendo intervenire alla scopertura della Calotta di San Michele, sono andata in questi giorni nella Chiesa di Sant’Angelo, e ho scattato altre immagini: ero curiosa di vedere cosa fosse accaduto nel mentre, quali parti avevo avuto l’onore di poter visionare in anticipo e quali altri si erano aggiunti.

 

Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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