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Dubrovnik: là dove “scorre” la Placa

di Emanuela Gizzi
Dubrovnik Foto di benesvan da Pixabay1

Dubrovnik è una città coraggiosa, forte, la parte vecchia è chiusa dentro le mura Unesco, e si incastona come un gioiello tra la terra, l’acqua e il cielo

Una casetta con una “mamma”

Dubrovnik è una di quelle città che fa subito effetto appena ci metti piede. Io e le mie amiche Barbara e Alessandra ci sentimmo immediatamente in un posto speciale, forse perché ne conoscevamo la storia.
Trovare un alloggio fu facile anche se era fuori dal centro.
La casa era carina, in un piccolo quartiere arroccato su una collina. La signora era una matrona, testardissima e molto “mamma”.
Il giorno che le siamo piombate in casa con tutti i nostri casini abbiamo dovuto contrattare il prezzo della stanza, perché in Croazia si fa così.

Le famose contrattazioni e le famose colazioni

Ed è un momento davvero divertente. Soprattutto quel giorno lo è stato perché lei era un osso duro. Abbiamo giocato per almeno mezz’ora: lei al rialzo e noi a ribasso. Le scrivevamo la nostra offerta su un foglietto, appoggiate al muro dell’ingresso, e lei automaticamente ci faceva cenno di no con la testa. A un certo punto ha fatto una smorfia come se volesse dire “mi state facendo venire il mal di testa”. Era caparbia ma alla fine ci venne incontro.

Ricordo con le lacrime agli occhi le colazioni nella sua cucina, soprattutto quando tiravamo fuori la moka. Sembrava possedessimo un oggetto d’antiquariato preziosissimo. La piazzavano al centro della tavola, tra i biscotti croati, il pane tostato, le tazzone che ci portavamo dietro da quando eravamo partite. E lei si sedeva a guardarci, sbigottita dagli imburramenti vari, dal cappuccino extra-large, assisteva al nostro teatrino di confetture e Nutella.

Sopra i tetti di Dubrovnik

Poi Dubrovnik travolse i nostri animi. La veduta dalla Torre Minčeta, credo, bastò da sola a commuoverci. I tetti rosso-miele dipingevano la terra e il mare dipingeva tutto il resto, a braccetto col cielo azzurrissimo. Quella città aveva sopportato duemila bombe, cadute dal cielo come una tempesta, e vari terremoti, uno in particolare devastante in cui persero la vita 5 mila persone. Eppure era sotto i nostri occhi, magnetica e bellissima, le tegole non erano più le famose “Kupari”, è vero, ma era lo stesso struggente sotto quel rosso-miele.
Provai un senso di grande stima per Dubrovnik, per il suo popolo, per la tenacia con cui si era risollevato. Avevano ricostruito sul fumo delle macerie, sulla polvere, sul vuoto rimasto.

La Placa Dubrovnik Foto di Ioannis Ioannidis da Pixabay

La Placa – Foto di Ioannis Ioannidis da Pixabay

Sotto la Placa scorreva l’acqua

Il Camminamento di Dubrovnik che correva lungo le mura ci metteva davanti ad una vista sconfinata verso il mare ma anche a qualche angolo di città rimasto esanime. Case vuote e senza tetto in cui si poteva guardare dentro per rendersi conto cosa resta dopo una guerra.
A un certo punto però ci si aprì sotto agli occhi la Placa, la via lastricata che taglia in due la città.
È importante dire che una parte di Dubrovnik, un tempo, era un’isola e che dove adesso c’è la Placa sotto scorreva un canale. L’isola era stata chiamata Laus, pietra in greco, che divenne Rausa e poi Ragusa; la terraferma invece si chiamò Dubrovnik dalla dubrava, il leccio, originario della zona.
Quando queste due parti si abbracciarono fu necessario interrare il canale e costruire la più bella via di sempre.
Il marmo utilizzato per rivestirlo riluce talmente che si ha quasi l’impressione che la presenza del corso d’acqua sia rimasta viva tra loro.

La tenacia di una città

Dalla Placa si entra nel cuore di questa città-gioiello che, si nota subito, è prospera di arte. Ci sono stati i 150 anni di dominazione veneziana a influire sul suo sviluppo. Infatti quel periodo di pace portò poeti, drammaturghi, letterati, scienziati, filosofi, compositori e pittori a tradurre in arte tutto ciò che toccavano.
Solo che il terribile terremoto del 1667 ridusse quella passione di pensieri in briciole. Il declino la logorò, almeno fino a tempi più recenti. E’ solo nel 1918 che inizia a guardare al turismo con una rinnovata speranza.

Dubrovnik: quanta bellezza

Dubrovnik è un cuore, lo senti battere mentre cammini. Tutto fa rumore: i passi dei turisti, i violini ma anche le chitarre dei musicisti di strada, i 16 getti d’acqua scintillante della Fontana di Onofrio, i rintocchi in fondo alla Placa della Torre dell’Orologio battuti da due bellissime figure di bronzo.

Siamo entrate, sorprendendoci, nella Farmacia storica di Dubrovnik, la prima in assoluto ad avere aperto al pubblico e la terza più antica d’Europa. Un tempio della medicina che odora di spezie, di scienza, di caramello, sui cui arredi spiccano le ampolle di ceramica decorate a mano.

Gufo Apotropaico pht Emanuela Gizzi

Il Gufo Apotropaico pht Emanuela Gizzi

Il tesoro che resta

L’emozione è cresciuta nella Sinagoga Sefardita, la più antica al mondo. Questa si trova proprio nella Strada degli Ebrei, che un tempo era il Ghetto: qui si erano rifugiati gli ebrei sefarditi che fuggivano dall’Inquisizione spagnola e portoghese, trovando sin da subito un’ottima integrazione con i croati.
Erano circa 250 anime quando la Seconda Guerra Mondiale scosse il mondo. Questi furono deportati tutti al Campo di Rab. Oggi a Dubrovnik ci sono circa 30 ebrei. Fu l’italiano Emilio Tolentino succeduto al capo della Comunità Ebraica, Salamon Baruch, a salvare i gioielli della sinagoga e a restituirli una volta conclusasi la guerra.
Quando mi imbatto nelle vite spezzate dall’Olocausto, e mi è capitato spesso –vedi Dachau-, ci lascio sempre un pezzetto del mio cuore.

Uno scalino famosissimo

Dubrovnik è fluida, ti trascina mentre cammini.
Proprio all’inizio della Placa, tra lo scorrere dei passi e le facciate dei bei palazzi, si nota -a un certo punto- una piccola folla che non decresce mai perché la gente si ferma, assiste e poi prosegue. Una folla che si agita intorno a quello che sembra un normale scalino o una protuberanza di un palazzo. Si trova proprio di fianco all’entrata del Monastero francescano e su c’è scolpito un gufo apotropaico, su cui alcuni bambini ma anche gli adulti si sfidano per rimanere in equilibrio togliendosi la maglietta.

L’applauso

Lo scalino ha una profondità minima quindi è difficilissimo poggiarci i piedi e restarci sopra abbastanza per spogliarsi. Durante il lasso di tempo che siamo rimaste a guardare l’ilare competizione nessuno riuscì nell’impresa se non un ragazzino dalla carnagione olivastra, mingherlino, un piccolo grillo, che ovviamente si prese l’applauso della folla in estasi.
Un giochetto di strada, creato chissà da chi che aveva fatto diventare quel gufo una leggenda.

Dubrovnik Foto di neufal54 da Pixabay1

Piazza Luza – Foto di neufal54 da Pixabay1

Dubrovnik è tanta roba, anche Fotografia

Di Dubrovnik ricordo con grande ammirazione il War Photos Limited: sulle pareti bianche le fotografie di guerra devastanti, crudeli come cazzotti nello stomaco. Era una mostra fotografica diretta dall’ex fotoreporter Wade Goddard, una raccolta che testimoniava gli aspetti più cruenti della violenza umana durante la guerra nei Balcani e di altre guerre.
Racconti che avevano vinto molti premi. Mi domandai se il dolore umano poteva scaturire premi. Forse no, forse non è nemmeno giusto ritrarle certe realtà. Eppure le storie dei vinti qualcuno le deve raccontare, perché non restino taciute per sempre.

Piazze che ti rubano il cuore

Fuori, la Piazza Luža pullula di gente. La composizione architettonica formata dal Palazzo Sponza, dalla Torre dell’Orologio, dal Municipio, dal Palazzo del Rettore e dalla Chiesa di San Biagio è una delle più belle che abbia mai visto. Al centro c’è la Colonna di Orlando, interamente scolpita, e raffigurante il leggendario Rolando della Chanson de Roland.
Per diverso tempo la colo


nna rimase stipata in un magazzino dopo essere stata abbattuta da una tempesta. Fungeva da pulpito, sulla sua cima infatti si leggevano gli editti, si proclamavano le festività e si enunciavano i verdetti. Inoltre sventolava, in segno di libertà, la bandiera della Repubblica.

Questo è solo un pezzetto della magnifica Dubrovnik, una passeggiata che mai dimenticherò nella vita.


Tra gli altri luoghi della Croazia leggi anche:

L’isola remota di BADIJA 

Prima di arrivare a Dubrovnik fermati a MAKARSKA


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Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

2 commenti
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2 commenti

Vittorio Albergamo 19 Marzo 2021 - 17:15

Piacevolissimo il tuo racconto di Dubrovnik, e molto belle le fotografie. Bloccato a casa dalla pandemia, ho viaggiato con la fantasia in questa città risorta dopo tanta violenza e distruzione. Grazie, Ema.

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Emanuela Gizzi 21 Marzo 2021 - 12:35

Ciao Vittorio,
grazie! Sì, una città che sorprende. Anche se ne hai letto prima e ti sei studiato un po’ di cose. E’ un luogo misterioso e splendido. Spero di poterci tornare. E ti auguro di visitarla.

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