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La Romantische Strasse e i due luoghi di pellegrinaggio

di Emanuela Gizzi
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La Romantische Strasse è l’arteria “romantica” della Baviera, una strada che unisce e che racconta mille storie tra cui quella di un Gesù e di tre ostie… e poi Sissi !

Dal 1950

La Romantische Strasse e la Baviera sono profondamente legate. La Strada Romantica può sembrare un taglio nel cuore della Baviera invece è qualcosa di molto più profondo: un passaggio che è stato fondamentale per il suo sviluppo e che affonda le sue radici al 1950.

Baviera tutta la vita

La Baviera è un luogo dove anche la cosa più complicata diventa semplice, dove anche le vie, dai nomi assurdi, e le indicazioni stradali, ancora più assurde, fanno nascere un sorriso e dimenticare che in italiano sarebbe più facile, ma in italiano!
In Baviera non ho mai sentito il peso di qualcosa. Né della valigia, né della ricerca di un luogo dove dormire, né della lingua, nonostante io e la mia amica Barbara non capivamo assolutamente nulla.

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Case bavaresi

Sulla Romantische Strasse solo città-confetto

La Baviera, innanzitutto, è una specie di mondo dei balocchi: tutto è perfetto, le case dipinte, i tetti a spiovente con le tegole a U, come le disegnavamo da piccoli, una miriade di U grandi, rosso mattone, tutte uguali. Le case pulite, i balconi fioriti di gerani rossi-rosa-lillà.
Ogni superficie aveva l’aspetto gentile, impeccabile, ordinato. Non nego di aver pensato più volte “Dio mio, ma che penseranno venendo in Italia?”.
Decisamente non era la prima volta che viaggiando in Europa vedevo posti più puliti di casa nostra. Più civili, più ordinati e verdi del nostro “Bel Paese”.
La cementificazione in Baviera non è irrazionale come invece da noi, tutto ha una sua insita dignità.

Perché è nata la Romantische Strasse

La Baviera è un piccolo stato a sé, è la parte della Germania più gentile, più armonica, dove anche il più arrabbiato dei baristi, la mattina ti fa uno splendido sorriso.
E la Baviera è la Romantische Strasse, che collega da sud a nord Füssen a Würzburg (366 km).
Per uscire dall’isolamento, causato dalla Seconda Guerra Mondiale, il governo ha creduto molto in questa strada che ha rappresentato un punto di ripartenza. Tutte le città, collegate tra loro da questa arteria hanno potuto sviluppare di nuovo il senso di appartenenza a un posto, unire le forze, creare comunità.

Sulla Romantische Strasse: la Wieskirche

Eravamo dirette ad Andechs, quando l’indicazione sulla guida di un Patrimonio Unesco ci convinse a deviare. Si trattava della Wieskirche, il Santuario costruito per dare dimora al Cristo Flagellato.
L’edificio era molto grande e se ne stava in mezzo al nulla: un bel prato dai riflessi verde elettrico gli conferiva più potere di quanto ne emanasse.
A dire la verità, lì su due piedi, non lo amai particolarmente: forse gli stucchi rococò degli interni mi lasciarono sgomenta. O, probabilmente mi ero solo creata delle aspettative, e queste furono strapazzate.
Quando entrai pretesi dal Santuario che avesse uno stile architettonico diverso, più consono a una meta di pellegrinaggio. E, anche la Croce col Gesù agonizzante, non mi emozionò.
Non solo non lo amai ma rimasi perfino stupita, e contrariata, potesse avere una tale fama.

Interni Wieskirche

La storia “romantica” del Cristo Flagellato

Però poi mi sono letta la storia che è molto commovente e allora l’ho potuto rivalutare, pur non potendo cambiare idea sull’impatto emozionale.
Il corpo di Gesù venne costruito da due monaci. Questi utilizzarono pezzi di altre figure di legno per metterlo insieme e tra le giunture crearono come ferite vive di sangue.
Quando lo portarono alla processione del Venerdì Santo la popolazione locale ne rimase sconvolta. A quel punto il povero Gesù finì nella rimessa di un convento e ci restò per 8 anni.
Nel 1738 venne trovato dalla contadina Maria Lory che lo portò davanti agli altri compaesani. In poco tempo si creò una processione per pregare il Cristo Flagellato e qualche mese dopo la statua pianse miracolosamente.
Questo avvenimento straordinario portò alla costruzione di una cappella per custodire il Gesù e poi alla costruzione dell’attuale Santuario, decisamente più adeguato per ospitare un maggior numero di pellegrini.

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Andechs

Andechs e le tre ostie sacre

Riprendemmo la Romantische Strasse per raggiungere la Montagna Sacra di Andechs, anche questa meta di pellegrinaggio. La leggenda narra la storia di tre ostie sacre, raccolte in Terrasanta e custodite proprio nel Monastero di Andechs.
Il paesino se ne stava arroccato intorno al monastero e, almeno in apparenza, ci sembrò che il via vai fosse dovuto alle tre ostie sacre.
Invece, seguendo il moto di gente scoprimmo l’arcano: la padrona di casa, in quel luogo così “religioso”, era la birra dei benedettini.

La Braustuberl: la birreria fuori dal tempo

All’interno del monastero un’ala era completamente dedicata alla Braustuberl, una birreria stracolma di viandanti. Uno di quei posti che appena ci entri sai già come ne uscirai.
Il gran chiacchiericcio da un capo all’altro del salone, i boccaloni di birra da un litro che sedevano intonsi sui tavolini, il cibo eloquente e abbondante, i camerieri di spirito: tutto sembrava muoversi lentamente, ma anche in modo ritmato.
Rimanemmo sedute per diverso tempo e quando ci alzammo barcollavamo. Non era stato tanto il luppolo a stordirci quanto il senso soave del luogo, il fatto di aver riposato bene, di essere state ristorate con molto riguardo.
L’accoglienza in alcuni posti è davvero qualcosa di speciale e da cui prendere esempio.

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Birreria di Andechs

Il motto dei benedettini

Una frase, incisa su uno dei travi che decoravano il soffitto diceva: “Trink und iss gott nicht vergiss!”.
Mi colpì, pensai potesse essere un motto dei monaci, così, chiesi cosa significasse a degli uomini seduti di fianco al nostro tavolino.
Questi avevano le guance come palloni, il colorito violento e alla mia domanda esplosero in una grassa risata. Poi però con grande spirito patriottico dissero in inglese:

Bevi e mangia ma non dimenticare Dio!”

I calici in alto, la birra scoppiettante e schiumosa, brindarono gagliardi. E noi con loro, in un eccesso di euforia.

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Sulla Romantische Strasse: la Possenhofen di Sissi

Trovammo alloggio presso la riva occidentale del lago di Starnberg, a Possenhofen, la terra natale di Elisabetta di Baviera, l’amata Sissi.

La casa era simpatica, tirolese, con la facciata rifinita in legno, i fiori aggrappati ovunque sui balconcini. La proprietaria era una donna dai modi garbatissimi e, l’indomani, ci preparò una colazione degna di un hotel cinque stelle lusso.

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Possenhofen e Sissi

Nel pomeriggio camminammo lungo una stradina che costeggiava il molo. I locali, le barche, i menù, tutto quanto rimandava alla Principessa Sissi.
Il pontile era quello da dove Sissi e Ludwig si imbarcavano a bordo di Plette (la storica barchetta a remi) e raggiungevano l’isolotto di Roseninsel per una fuga romantica.

Il Castello di Sissi

Sempre sulla riva, ma immerso in un bosco rado e lusingato da un manto erboso soffice, se ne stava gentile il Castello di Possenhofen. Era chiuso al pubblico, purtroppo, così restai a fissarlo dal cancello e a immaginare le estati della principessa in quella dimora. Mi crogiolai in quella storia romantica e ripensai a tutte le volte che io e nonna c’eravamo viste il film. Nonna Lucia era innamorata di Sissi.

A casa sulla Romantische Strasse

Quando viaggio mi rendo conto di essere tanto diversa dalla persona che sono tutti i giorni. Ma penso capiti a chiunque, infondo.
Lontani dai carichi di responsabilità, dalle incertezze, dal grande problema irrisolvibile del giorno, della settimana, del mese; lontani dall’angolo della strada dove puntualmente svoltiamo per arrivare a casa, dal fiore che sappiamo con esattezza dove sboccerà, siamo profondamente diversi.
La Baviera e la Romantiske Strasse mi hanno fatta sentire a casa eppure lontana da casa. Accolta, protetta, amata.


PUOI LEGGERE UN RACCONTO CORRELATO SULLA BAVIERA:

IL CASTELLO DI NEUSCHWANSTEIN
L’HOLDERMUHLE: IL VECCHIO MULINO SUL DANUBIO


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UNA STRADA TERRA-CIELO IN CROAZIA
LA STRADA DI GESU’ E IL LAGO DI TIBERIADE


La mappa della Romantische Strasse

Emanuela Gizzi Fotografa ideatrice di Mapping Lucia

Sono prima di tutto una viaggiatrice, annuso la vita e ne trattengo le radici. Quindi scrivo per piacere ma anche per lavoro. Scrivo perché senza non saprei starci. E poi fotografo perché la fotocamera è il mio psicologo personale. Cammino sempre con un animale di fianco, un gatto un cane un cinghiale un ippopotamo. Insomma converso. E poi scrivo di nuovo.

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